I Quattro pezzi sacri di Verdi

di Stefano Ragni –  La musica sacra di Verdi accarezzata dal timbro vellutato dei sassofoni.
E’ successo ieri sera nella splendida basilica di San Francesco, sede abituale del concerto di Pasqua che la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca offre alla città.
Artefice di una serata dai contorni eccezionali è stato Giampaolo Lazzeri, direttore storico della Filarmonica Gaetano Luporini, una bada che affonda le sue radici nel lontano 1894. E giustamente se ne vanta.
IMG-20180330-WA0000La figura di Lazzeri è fondamentale a tutt’oggi nel quadro della valutazione in termini culturali della banda italiana. Nell’intento di fornire alla vita bandistica quel supporto accademico che compete ormai a un’attività svolta con competenza professionale da musicisti di solida e comprovata preparazione, Lazzeri è andato a trovare i suoi partners a Perugia, guadagnandosi l’attenzione di un ateneo di prestigio come l’Università per Stranieri. La prima istituzione di alto profilo formativo che ha deciso di scendere in campo a favore di quello che di culturale e sociale le bande svolgono in tutti i territori dove sono presenti. Nella sua qualità di presidente nazionale dell’Anbima, l’associazione che raccoglie 1800 bande in tutta la penisola, Lazzeri, nell’ormai lontano 2012 stese un protocollo di partenariato con quella che era allora il rettore dell’Università internazionale perugina, la lucchese Stefania Giannini. Eredità presa in carico dall’attuale rettore, Giovanni Paciullo, che più di una volta è stato presente alle iniziative promosse da Lazzeri.

Del resto il concerto era perfettamente in linea con altre manifestazioni in cui Lazzeri si è rivelato demiurgo di letture musicali di altissimo spessore artistico. E intendiamo riferirci a due precedenti edizioni del concerto di Pasqua, dove la Filarmonica Luporini, sempre in san Francesco, ha suonato le trascrizioni che Lazzeri ha realizzato di pagine di alta spiritualità firmate da quel grande musicista della chiesa che fu don Lorenzo Perosi. Ma se si volesse puntare su un titolo che Lazzeri ha riattualizzato nella impaginazione bandistica dovremmo riferirci alla Messa di Gloria scritta dal più grande dei lucchesi, Giacomo Puccini.

Con questa credenziali al suo attivo i direttore della Luporini ha mantenuto il suo impegno con la Fondazione Cassa di Risparmio, onorando la collaborazione con un ardmentoso salto in avanti, quale risultava l’adattamento per i fiati dei Quattro pezzi sacri di Verdi. Opere di astiosa coralità, dense di disciplina contrappuntistica, ostinate riflessioni polifoniche di un vecchio ottantenne che aveva al suo attivo il gigantesco Requiem scritto in memoria di Manzoni. Per realizzare questa operazione, che aveva i suoi rischi nella scarsa comunicabilità che hanno questi quattro pannelli, Lazzeri è ricorso alla collaborazione di due corali di san Miniato, la Cappella della Cattedrale, e il san Ginesio, ambedue sotto la direzione di Carlo Fermalvento.

IMG-20180330-WA0002Entrando nel vivo della serata diremo che l’orchestrazione per i fiati disposta da Lazzeri era geniale nella scelta delle soluzioni adottate, sopratutto nella trasparenza con cui il direttore di santa Maria a Monte è riuscito a stendere la timbrica dell’orchestra verdiana, spesso diafana, sul tappeto delle sonorità di ance e ottoni. Declinando così un amalgama fluente, setoso nella sostanza acustica, e soprattutto ben differenziato nei ruoli delle singole famiglie strumentali. Con, all’occorrenza, questo segnale “moderno” dei sassofoni, indizio di quella visione in avanti che le pagine verdiane racchiudono. Lasciando a Fermalvento l’Ave Maria e le Laudi alla Vergine, Lazzeri ha ripreso in mano la banda e i cori nel poderoso Stabat Mater e nel conclusivo Te Deun, un teliere voluto da Verdi ascetico come un gigantesco ex-voto, ma disponibile anche a produrre l’incanto dell’unica melodia memorizzabile e riproducile, una cosa che il maestro di Busseto aveva saputo far in tutti i suoi inserti corali d’opera. Sotto questo punti di vista, forse, le grandi scene corali del don Carlos potrebbero essere considerate il modulo da cui è stato tratto questo Te Deum, che precede di pochissimo il carnale episodio che chiude il primo atto della pucciniana Tosca.

La soddisfazione per una realizzazione progettuale Lazzeri ha potuto condividerla con un’ospite illustre, la discendente di Verdi, Gaia Maschi Verdi, seduta in prima fila. Un personaggio molto attivo nella testimonianza di un’eredità universale, che con la sua presenza ha di fatto suggellato la serata di un marchio di autenticità.
Per completare la serata Lazzeri aveva disposto due altri pezzi da suonarsi prima e dopo il polittico verdiano. Ha iniziato dirigendo l’Alleluja Laudamus Te, una partitura per sola banda, dove il direttore toscano ha confermato, se ce ne fosse bisogno, la sua versatilità di concertatore attento e appassionato. Qualità che gli sono state riconosciute in tempi recentissimi, con la prestigiosa nomina a direttore dei fiati dell’orchestra del maggio Musicale Fiorentino.

In chiusura di concerto un pezzo di padre Emilio Ciotti, un “Venite, famiglie tutte delle genti”, stesura del 2008. Si tratta di una forma dell’antica tradizione musicale lucchese, il Mottettone, di cui il sacerdote ha voluto rispettare le modalità acquisite. Ripartizione in tre elementi, presenza corale “ad acclamazione”, tripudio della banda, piccoli episodi di raccordo di ottima fattura e un generale senso di adorazione della Croce, rivissuto con l’evocazione del”Vexilla regis prodeunt”, citato come lo cantavano gli antichi lucchesi.
Applausi convinti per don Ciotti, e un uragano di consensi per Lazzeri e la sua formidabile Filarmonica Luporini, un polmone strumentale che è un gioiello di musicalità.

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