Barbara Haney alla Stranieri

di Stefano Ragni – Da cinque anni Barbara Haney, clarinettista americana nata a Filadelfia, passa un mese invernale nell’Università per stranieri di Perugia,  dove si iscrive al corso avanzato di lingua. E ogni volta offre  generosamente la sua disponibilità a realizzare concerti per il pubblico degli studenti.

E’ stato così anche per questa seconda metà del mese, con due presenze sul podio che hanno confermato la validità del ruolo di “musicista in residenza” che le ha tributato l’ateneo internazionale.

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Per questa  occasione Barbara ha voluto impostare la sua presenza segnalando l’importante ricorrenza del centenario della nascita di Leonard Benstein, il geniale maestro americano che, firmando West Side Story, ha indelebilmente marcato la sua presenza del repertorio operistico contemporaneo.

Un’ampia selezione dei songs di West Side ha fatto quindi da cornice il primo concerto nell’aula magna di palazzo Gallenga, seguito, la sera seguente, il  giovedì 22, da una replica a Torgiano, nella sede della Filarmonica Scarponi. Qui il presidente, Attilio Gambacorta e il maestro della banda Cecchetti, hanno reso omaggio alle indubbie doti esecutive della clarinettista americana.

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Pochi giorni dopo, il 27, Barbara ha ricordato quella che è stata la sua professione, clarinettista nella banda dei Marines, la storica President’s Own, il complesso a fiati che suona per il capo di stato americano. E lo ha fatto rievocando la figura ignota ai più, di un “emigrante” italiano, il napoletano Francesco Maria Scala che, col suo clarinetto sottobraccio, si imbarcò nel 1841 sulla corvetta Brandywine, nave della Mediterranea Fleet. Scala aveva studiato  al Conservatorio di san Pietro a Majella, la prestigiosa scuola napoletana che sfornava musicisti talentuosi, quanto disoccupati.

L’imbarco fu un modo per sfuggire alla miseria, ma Scala, appena l’anno dopo entrava nella banda presidenziale dei Marines di stanza a Washington. La sua bravura, sarebbe stata riconosciuta e nel 1855, ebbe l’incarico di direttore della Banda più prestigiosa degli Stati Uniti. Sorprendentemente prima di lui altri due italiani aveva avuto questo incarico, Vincenzo Pulizzi e Joseph Lucchesi. Per non dimenticare i componenti della famiglia Carusi, i siciliano suonatori di fiati presenti nella banda già dai tempi del presidente Jefferson.

Nel 1861 la nomina di Drum Major, ovvero di direttore stabile, fu confermata con atto presidenziale formato da Abrahm Lincoln, che di Scala fu convinto sostenitore. Il musicista si sdebitò con una Union March che veniva intonato da nordisti durante la guerra di Secessione.

Barbara Haney, ovvero il sergente Haney, perché questo era il suo grado prima della pensione, ha voluto ricordare Scala con opere che sono state suonate dalla Banda sotto la sua direzione. Ed erano tutte pagine uscite dalla Biblioteca del Corpo dei Marines. E si è trattato di ascoltare “The heart bowed down”, un tema con variazioni tratto dall’opera “Bohemian girl” di Balfe, un musicista inglese naturalizzato italiano, seguace di Donizetti.  Una canzone famosa, cantata da tutti i grandi tenori del passato, oggetto di una gustosissima parodia in un film con Stanlio e Ollio.

Di più ampio spessore la canzone di Rollinson, “The vacant chiar”, struggente melodia sui tanti giovani morti nella guerra civile americana. Qui, soprattutto nelle complesse cadenze, si è evidenziato quel timbro purissimo del clarinetto della solista americana, la sua perfetta intonazione e il filo discorsivo con cui supera  i virtuosismi.

Il concerto di Barbara non poteva che chiudersi con due delle marce da lei suonate per tanti anni, tra cui la popolare “The stars and stripes” di Sousa.

Nel secondo e conclusivo concerto altre due studentesse hanno accompagnato Barbara nell’esecuzione di brani operistici di Donizetti e Bellini, la giapponese Yukiko Takemasa, e la francese Laura Beceic, quest’ultima allieva di un celebre soprano americano già ospite della Stranieri, Caroline Thomas.

Ora Barbara, che è stata raggiunta dal marito, il sergente Ron, è in viaggio turistico a Bologna e Imola. Ron, suonatore di tuba, nel segno di una contiguità con Made in Italy, vuole vedere le fabbriche della Ferrari e della Lamborghini.

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