Mannarino al teatro Lyrick con “L’Impero crollerà”

Si va verso il tutto esaurito per il concerto di Alessandro Mannarino, in programma al teatro Lyrick di Assisi venerdì 4 maggio. Dopo l’uscita del primo album dal vivo “Apriti Cielo Live”, nato sulla scia di un tour da oltre 100mila paganti, Mannarino è tornato al suo pubblico con “L’Impero crollerà”.

Ancora una volta, dopo una tournée legata all’uscita di un album, il cantautore romano si ritaglia uno spazio live di sperimentazione che ha il potere di regalare un mare di emozioni. “L’Impero crollerà” nasce proprio da questa esigenza. Mannarino, artista eclettico e sempre desideroso di sfidarsi, ha pensato questa volta ad una dimensione più intima per offrire uno spettacolo ogni volta originale ed inedito al pubblico che continua a seguire ogni sua evoluzione.

“Qualunque sia il tuo Impero, ovunque si trovi, qualsiasi nome abbia, ci deve essere da qualche parte un suono che lo farà crollare”. L’impero di cui parla Mannarino non è soltanto la metafora di uno spazio immaginario che fa da sfondo alle sue tante storie, ma è anche la rappresentazione di una società che annienta, che si arroga il diritto di negare la libertà, che teme l’inclusione, ed è contro l’integrazione dei popoli e delle loro culture. Ecco allora che il cantastorie romano si oppone a tale e tanta decadenza generando un flusso continuo di suoni, che altro non sono che visioni musicali coraggiose capaci di creare una dimensione inglobante.

Ogni volta che sale sul palco Mannarino incanta ed esalta, con quella capacità unica di cantare storie di carcerati, di operai, degli ultimi, dei dimenticati. Sono storie solo all’apparenza semplici, ma piene di vita, caricate dalla sua simpatia e da una verve particolarmente ironica. Con scioglilingua accattivanti e ballate poetiche, a volte malinconiche, Mannarino infatti abbatte le distanze, rompe i muri. Per il suo pubblico è una specie di guru, di protettore buono delle anime fragili, degli emarginati. Non ci sono separazioni dettate da gerarchiche, resta solo la sua voce scura che rassicura e fa da guida, come in una grande comunità.

Il suo è un live che va oltre i generi, le definizioni, è un atto performativo inclusivo. Mannarino sembra il cantore di popoli in cammino, esplora suoni, voci, provenienti dal sud del mondo e, dai lamenti della terra, dalle grida dei suoi uomini, dalle risate della gente, definisce soluzioni narrative e strutture musicali originali.

Nel suo teatro si rappresenta la semplice quotidianità, l’esistenza dolorosa, quella che si nasconde, che tenta di essere dimenticata. Mannarino, invece, la riporta in luce. Dialoga con la religione, con la politica, esprime musicalmente la sua rabbia e cerca nel suo tempo performativo di incoraggiare tutti all’azione. La voce della corista Lavinia Mancusi approfondisce la ricerca del cantautore, disegnando paesaggi lontani, inaspettati, ma riconoscibili. L’America del Sud, il Brasile, la rumba, gli stornelli romani, c’è tutto Mannarino in questo live, ma c’è anche l’urgenza di comunicare a gran voce la necessità di abbattere l’Impero, di reagire all’inattività, perché “cambiano i governi, ma non cambiano gli schiavi”. La sua voce si propaga nell’aria e si fa potente in “difesa del popolo”. Ma alla fine è una festa e Mannarino lo sa. Lascia il suo pubblico con “Me so’mbriacato”, quel grande classico che non si dimentica mai.

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