L’Omaggio all’Umbria di giovani talenti

di Stefano Ragni – Dopo lo straordinario exploit di Uto Ughi a Cascia, il festival Omaggio all’Umbria ritrova la sua vocazione di service per i giovani talenti.

E lo realizza in maniera smagliante con due eccezionali pianisti che intrecciano i loro freschi destini nell’aula magna di palazzo Gallenga, luogo votato, ora più che mai, a favorire sviluppi e destini della grande musica.

Con il fiuto che le è proprio Laura Musella, la sovrintendente di Omaggio all’Umbria ha impaginato due figure di grande rilievo, un pianista ventenne già collaudato in altre manifestazioni del festival e un giovanissimo emergente, un tredicenne dalle ali dorate.

In un clima di perfetta integrazione Leonardo Cherri e Edoardo Riganti si sono affiancati in perfetta concordia in una vetrina di bellezza sonora e di virtuosismo esecutivo. Ambedue appartengono alla scuderia di pianisti rampanti che vengono allevati da un maestro dalle grandi prospettive, Michele Rossetti. In una palestra di tecnica e di consapevolezza musicale il pianoforte, sotto l’ammaestramento di Rossetti, ritrova le sue dimensioni smaglianti di brillantezza e di scintillio e produce quella frizione tra tecnica e emozione che consente ai giovani discepoli di misurarsi coi capolavori già in età adolescenziale.

Con la soddisfazione dei molti presenti le cui sensazioni sono state riassunte dal rettore Giovanni Paciullo quando ha dichiarato che ogni concerto che Laura Musella offre all’Università per Stranieri è un gioiello da incastonare nella memoria. Così è stato anche ieri pomeriggio sin dal momento in cui il tredicenne Edoardo si è seduto al pianoforte con la baldanza dei predestinati e ha fatto sentire lo squillo della sua preparazione esecutiva nell’enunciazione delle due Rapsodie op. 79 di Brahms, che sono pezzi non propriamente misurabili da un adolescente. La compattezza della scrittura brahmsiana pone davanti all’esecutore percorsi di grande densità, con aree testuali oscure, ombrose. Per un ragazzotto dal volto simpatico, ma dallo sguardo assorto nella propria interiorità, il vissuto e il passato sono ancora cose a venire: dell’impalcatura del grande autore amburghese, cultore del pianoforte nella misura in cui lo suonava anche benissimo, si è trattato di cogliere quel che di più esteriore c’è in questo dittico: il sapore di uno slancio giovanile che scaglia il giavellotto oltre l’ostacolo, cogliendo l’attimo trionfale degli accordi più vitali che si possono trarre dalla tastiera.
Dopo un approccio iniziale già convincente, Edoardo si è mosso su pagine più congeniali alla sua età, dal Preludio op. 12 di Prokofiev allo scintillante Valzer in mi minore di Chopin, digitato con febbrile padronanza, allo stacco imperioso e ciclopico della Suggestion Diabolique op. 4, vero scoglio di impegno fisico affrontato dal giovanissimo assisiate con una forza da aureo, piccolo Ciclope.

Con l’entusiasmo del pubblico già alle stelle, si è profilato, nel concerto, un momento molto importante, quello della collaborazione dei due ragazzi, già differenziati per stacco generazionale. Leonardo ed Edoardo si sono infatti seduti alla tastiera per riprodurre un capolavoro del romanticismo, la Fantasia op. 103 di Schubert. Momento musicale tra i più alti del Biedermeir domestico austriaco, ma anche prodromo di una sensibilità lacerata dallo scarto tra l’arte e la vita, tra la sensibilità e l’ordine. Se Schubert è riuscito a profilare questo sky-line del “mondo possibile” i due ragazzi, con Leonardo quasi amorevole guida del collega più giovane, hanno aggiunto la loro prospettiva, asciutta di nostalgie, netta nei contrasti dinamici, e, quel che più si chiedeva da loro, esatta nella scansione dei ruoli reciproci.

Quando si è trattato di procedere da solista, Leonardo Cherri ha rispolverato un suo consolidato successo, l’Andante Spianato e Polacca brillante, il pezzo con cui Chopin dichiarava la sua anfibia natura di cantore della nazionalità polacca e di ardente e anelante postulante del Bel Canto italiano, accarezzato in una pagina introduttiva che è la vera “Casta diva” del pianoforte solistico.

In seconda battuta Leonardo ha fatto conoscere le sue recenti acquisizioni sull’assimilazione della polacca op. 53. Per Chopin si trattava della sua “Sinfonia eroica” e il ventenne interprete ne ha ricavato quel che poteva intuirne: perfetta scansione ritmica, dinamiche martellanti, e un urgano di suono dominato con intelligente passione.

Applausi indescrivibili che hanno concluso uno dei più emozionanti concerti di Omaggio all’Umbria. A chi l’ha organizzato e a chi l’ha ospitato va il merito di aver realizzato un’operazione musicale che, al di là dei suoi dati più appariscenti, è un ulteriore tassello di quell’impegno morale coi musicisti delle generazioni più giovani che è il dato eticamente determinante di ogni manifestazione di Omaggio all’Umbria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...