L’AGiMus per i 50 anni di Castelnuovo Tedesco

di Stefano RagniMario Castelnuovo Tedesco è uno dei pochi musicisti italiani sfuggiti alle leggi razziali.
mario-castelnuovo-tedescoEbreo fiorentino, esule negli Stati Uniti grazie all’incisivo intervento del chitarrista Andres Segovia, evitò il destino di altri musicisti italiani come il correligionario Leone Sinigaglia, torinese, stroncato da un infarto al momento dell’arresto da parte della polizia fascista.

Celebrare la memoria di un musicista che acquisita la cittadinanza statunitense nel 1946, divenne uno degli autori più eseguiti oltreoceano, è stata una giusta urgenza avvertita dal presidente nazionale Salvatore Silivestro che ha realizzato, ieri pomeriggio, per la sezione AGiMus dedicata a Valentino Bucchi, un interessante concerto monografico.

Ricordando come la chitarra sia stata uno degli ambiti in cui il musicista si espresse più compiutamente nella seconda parte della sua attività, nell’aula magna di palazzo Gallenga si sono succeduti alcuni giovani artisti che hanno sottolineato alcuni aspetti della produzione. La pianista Ieliszaveta Pluzcho ha eseguito la Sonatina Zoologia op. 187, quattro movimenti che hanno per titolo Libellule, chiocciola, lucertolina e formiche. Successivamente ha accompagnato il chitarrista Emiliano Leonardi nella Fantasia op. 145, a sua volta esecutore del famosissimo Capriccio diabolico, una sorta di summa della chitarra novecentesca.

Sandro Lazzeri, a sua volta ha voluto ricordare il particolare rapporto che legò Castelnuovo Tedesco a Segovia, eseguendo la Tonadilla op. 107 n. 5, tematicamente incentrata sulle vocali che compongono il nome del chitarrista spagnolo.

La parte più cospicua della commemorazione era poi affidata alla formazione vocale Commedia Harmonica, i cantori assisani che rispondono al gesto direttoriale di Umberto Rinaldi.

L’insieme non è nuovo alla riproduzione di un’opera significativa come il “Romamcero Gitano” che Castelnuovo Tedesco compose nel 1951 su sollecitazione del grande chitarrista Siegfried Behrend. La scelta dei testi del “Poema de canto jondo” di Federico Garcia Lorca adottata dal musicista era legata non solo alla memoria di una delle più illustri vittime del nazifascismo militante, ma traeva ispirazione dalla continua presenza del suono della chitarra in tutte le sue liriche. Tra i testi cantati da Commedia Harmonica, quello intitolato Momento ricorda come Lorca, in essa, auspichi che al momento della sua morte possa essere seppellito con la sua chitarra.

In una esecuzione serrata, vocalmente polposa e amalgamata, Rinaldi ha guidato la sua formazione nella riproduzione di un percorso sonoro che non fa concessioni al folklore ispanico: anzi la scrittura di Castelnuovo, al di là di qualche momento di enfasi, è molto controllata e ricorre alle risorse della tonalità allargata dei maestri del Novecento che rifuggirono dalla dodecafonia e dallo sperimentalismo.

Con la conseguenza di una tinteggiatura vagamente opaca che racchiude tutto il Romancero dentro una patina di mestizia.

D’altra parte l’ ispirazione poetica di Lorca, sia che canti delle rive del Guadalquivir, sia che rievochi il suono della chitarra – Incomincia il pianto della chitarra – ha una cupezza drammatica che nessuna musica riuscirebbe a dipanare. Si pensi alla processione del Poema della settimana Santa, o al trasfigurante Transito della Madonna in crinolina che precedeva il cupo e funebre “Saeta”, il poema del Cristo Bruno.

Uno squillo di ottima vocalità Commedia Hamronica lo ha trovato nel “Ballo delle tre città”, per poi aprirsi al rombante e conclusivo Nacchere, lo scarabeo sonoro, un ragno nella mano che arriccia l’aria.

Alla fine del concerto applausi per i cantori assisani, per Rinaldi e per il chitarrista Lazzari che li ha sostenuti in una versione che caratterizza questo concerto AGiMus come uno dei più motivati della sua corrente stagione. Portare questo Garcia Lorca all’Università per stranieri vale come una irripetibile “lectio magistralis” che Commedia Harmonica ha svolto nel più competente dei modi.

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