Complessi umbri al festival di Musica Antica

di Stefano Ragni – La raccolta delle Cantigas de Santa Maria nelle voci e negli strumenti di ragazzi umbri, sabato 21 luglio, nell’antica torre di Marciano della Chiana ad Arezzo.

Le Cantigas costituiscono uno dei monumenti musicali più importanti della cristianità antica.

Li fece mettere insieme il re di Castiglia Alfonso il Saggio, unico monarca a tener duro contro i mori di Spagna, con sangue Hohenstaufen nelle vene. Cosa che gli consentì di ingerire sulle guerre per il trono imperiale e anche a scottarsi il dito nelle cose di Italia, quando sostenne apertamente la causa ghibellina appoggiando il feroce Ezzelino da Romano.

Quando scomparve a Siviglia nel 1284 aveva fatto comunque la cosa più giusta della sua vita, patrocinando la raccolta di oltre quattrocento canti della devozione mariana dell’epoca, monodie popolari che raccontavano dei miracoli della Vergine.

Le quattro raccolte di Cantigas, distribuite tra Toledo, Madrid e Firenze, popolari nella sostanza di una narratività semplice e concisa, sono da sempre oggetto di una appassionata adozione da parte di complessi specializzati nella riproduzione della musica antica.

Per ascoltarne una deliziosa silloge ci siamo spostati a poca distanza da casa, nella rocca di Marciano della Chiana, un maestoso fortilizio che domina la valle e che, ai suoi tempi, fu anche nelle mani di Fanfulla da Lodi, uno degli eroi della Disfida di Barletta. Qui davanti avvenne anche la battaglia di Scannagallo, una delle tante che nel Cinquecento opposero senesi e fiorentini che guerreggiavano per le parti di Francia e Spagna. Oggi un festival di musica antica, “Suoni dalla torre” sostiene ben altri cimenti e si orna di serate tematiche dedicate ad aspetti del repertorio del medioevo e della Rinascenza.

Due complessi di giovani artisti perugini e assisani si sono amalgamati in una originale formula che si è valsa della originale combinazione con un altrettanto giovane artista di teatro, Carlo della Costa, che ha commentato le singole Cantiche indossano le maschere della Commedia dell’Arte. E’ così che lo Zanni il dottore bolognese, il capitano spagnolo e il diavolo in persona hanno introdotto e commentato nove Cantigas, consentendo a della Costa di evidenziare una recitazione vivace e comunicativa, ostentando oltretutto una entusiasmante atleticità fisica con sorprendenti salti e guizzi. La vivacità dell’inserto narrativo si è trasmessa anche al pubblico a cui era consentito scegliere, con apposita estrazione, anche l’ordine di esecuzione delle Cantigas. Per i ragazzi di Tritonus, complesso nato nel liceo classico Mariotti, e per i Tronbadores di formazione assisana, la strada era di conseguenza aperta e ben agevole. Di qui la successione dei canti, ognuno con la sua storia e il relativo miracolo. Dalla canzone 74, quella della Badessa di Colonia incinta, al diavolo che fa precipitare il pittore che dipingeva la Vergine, dalla 57, il mariuolo che depreda i pellegrini, alla 209, con lo stesso re Alfonso risanato dal morbo, alla 242, il muratore che cade dall’impalcatura rimanendo appeso al suo pennello, la musica rimbalza tra strumenti e voci in un rullante incremento ritmico sostenuto e sorretto da una forte accentuazione delle percussioni. Per arrivare alla 136, una delle poche senza lieto fine: una malcapitata getta una pietra contro la statua di Maria che oppone il suo braccio per salvare il Bambino. La donna canta la sua disperazione per l’inferno che la attenda.

Alla fine dello spettacolo ci sono molti applausi per i ragazzi che vengono chiamati uno per uno.

A cominciare dalle voci di Francesca Maraziti, Costanza Mignini, Alessandra Liguori, Arianna Masciolini e Sabrina Alunni, Emilio Seri. Il complesso vanta al suo attivo la preparazione effettuata con Franco Radicchia, uno dei più preparati studiosi italiani del “suono d’epoca”.

Luigi Vestuto e Riccardo Forcignanò, ambedue al liuto fanno da raccordo con gli altri strumenti: Argentina Becchetti alla viella, Matilde Becherini alla ribeca, Riccardo Bernardini alla bombarda e ai flauti, Asia Mostaccini, quindicenne, al flauto, Roxana Brunori al salterio, Francesca Austeri alle percussioni.

Una presenza particolare alla serata è quella di Vincenzo Cipriani, liutaio angelano, il celebre “maestro delle corde”. Sono quasi tutti suoi gli strumenti impugnati dai giovani umbri nel solco di una tradizione che si rifà anche alla pittura arcaica. Infatti, come dichiara Cipriani, la tromba marina e l’arpa gotica impugnate da Vestuto derivano direttamente dal modelle delle tele di Hans Memling, il grande pittore fiammingo.

Lunedì sera, sempre alle 21, il mastio marianese ospiterà un altro complesso assisano, gli strumentisti di Ex orientis partibus, diretti da Vladimiro Vagnetti.

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