Quando “parlare non basta” e l’arte di farsi leggere e ascoltare

di Francesco Castellini – Quest’epoca senza barriere, che ha moltiplicato i mezzi di comunicazione, paradossalmente ha reso ancora più complesso il modo di scambiare informazioni.

Oggi il mondo globalizzato consente di metterci in contatto rapidamente e facilmente in tempo reale in ogni angolo della Terra, ma questo moderno sistema di interscambio pone anche delle nuove sconosciute sfide e accende imprevisti interrogativi.
Il primo resta la veridicità della notizia. Nel contempo c’è l’eterno dilemma di come attirare e mantenere l’attenzione di chi viene in contatto anche occasionalmente con il “messaggio” lanciato in Rete.

Già negli anni Ottanta Wright Morris si poneva il problema e affermava: «Siamo sempre più nel mondo della comunicazione, ma siamo sempre meno in comunicazione».
Figuriamoci ora che tutti hanno la possibilità di manifestare il proprio pensiero senza limiti e confini. Le tecnologie della comunicazione si sono sviluppate enormemente. Possiamo telefonare all’infinito, inviare email e messaggi, twittare, usare Skype, scrivere sui blog, comunicare tramite Facebook o Pinterest o Google Plus…, ma a ben vedere questo quadro complesso e ricco, determina anche delle nuove inquietitudini.

Si stanno determinando dei vuoti che fanno paura. Ci si affida sempre più alle informazioni veicolate nel mondo virtuale, spesso farlocche e faziose; e preoccupa il fatto che si leggano sempre meno giornali, riviste, libri.
Inoltre ci si deve chiedere come questo nuovo modo di comunicare vada ad influire sul pensiero, sul modo d’essere, sul modo di agire comune ed individuale.

Dice Gianni Riotta: “Quando tutti scrivono è come se non scrivesse più nessuno”. E dunque diciamocelo, in questo percorso, in cui da una parte si sono moltiplicate le possibilità di stabilire contatti e di scambiarci informazioni, dall’altra si ha come la netta sensazione di aver perso qualcosa durante il tragitto.
300px-IndroMontanelliLettera22  Su tutte: va sbiadendo la figura del comunicatore professionista. Eppure, a ben vedere, di certe specializzazioni abbiamo ora più che mai bisogno. Saper comunicare e saper ascoltare in modo efficace, essere autorevoli, affidabili, apprezzati e stimati, credibili, è alla base di una vera e autentica informazione.

E dunque se da una parte è necessario continuare nel lavoro di ricerca, per riuscire a individuare nuove strategie comunicative, aprire nuovi canali o sbloccare quelli chiusi che aiutano a ritrovare il piacere dello stare con gli altri, nel perseguire la serenità nel potersi esprimere, la gioia nel sentirsi, dall’altra torna a farsi sentire la necessità di porre al centro di tutto la figura di un professionista della comunicazione che possa mettere in gioco tutta la sua esperienza, vale a dire la capacità acquisita e sperimentata di farsi leggere. Perché va da sé che oggi più che mai “parlare non basta” e che solo con un raffinato gioco di squadra, e con l’apporto e il contributo di varie discipline e specializzazioni fra loro legate, si può alla fine tentare di perfezionare ed affinare la sublima arte di farsi ascoltare.

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