I detenuti stranieri ci costano 500 milioni l’anno

di Carlo Gaudieri – Basta mantenere i ladri e delinquenti stranieri nelle nostre carceri.
Questa masnada di fastidiosi parassiti deve essere rispedita a scontare la pena nei propri paesi d’origine. Come sottolinea il senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini: «Nel territorio nazionale su 58.759 detenuti presenti negli istituti penitenziari circa 19.900 sono immigrati. Nello specifico nelle carceri umbre sono 518. Ogni giorno vengono spesi dallo Stato oltre 155 mila euro, 4,6 milioni al mese e 56 milioni di euro ogni anno, risorse che potrebbero essere risparmiate e investite in sicurezza se i reclusi non italiani venissero immediatamente rimpatriati nei loro Paesi».
In Umbria il carcere con il maggior numero di detenuti è Spoleto, che vede una presenza di 480 presenti, di cui 53 imputati, 427 condannati e 94 stranieri (19,58%). L’Istituto di pena di Terni contiene 430 detenuti; 133 imputati e 297 condannati. Il 25% sono stranieri (110 detenuti). Ad Orvieto sono 86 i detenuti: 4 imputati, 82 condannati e 48 stranieri (il 55,81%).
E che le carceri italiane siano sull’orlo del collasso lo dimostrano anche altri dati, come quello sulla popolazione carceraria, che secondo la “capienza regolamentare”, dovrebbe essere di 50.511, ma al 30 novembre 2017, sono i dati ufficiali dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), il numero dei reclusi era di 58.115. Vale a dire 7.604 unità in più rispetto alla regola.
“Il tasso di sovraffollamento – denuncia in un rapporto l’associazione Antigone – è al 113,2% e in alcune carceri si torna a scendere sotto lo spazio minimo previsto di 3 mq per detenuto”. Non solo, “nel 68% degli istituti da noi visitati ci sono celle senza doccia (come invece richiesto dall’art. 7 del Dpr 30 giugno 2000, n. 230), e solo in uno, a Lecce, e solo in alcune sezioni, è assicurata la separazione dei giovani adulti dagli adulti, come richiesto dall’art. 14 dell’Ordinamento penitenziario. Inoltre l’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea con il più basso numero di detenuti per agenti (in media 1,7), mentre ciò che manca sono gli educatori. A Busto Arsizio ce n’è uno ogni 196 detenuti e a Bologna uno ogni 139”.
Insomma ormai è chiaro a tutti che in queste condizioni il carcere, nato non solo come luogo detentivo e di pena, ma anche come occasione per preparare il detenuto a una nuova vita, è ancora solo una lontana chimera e così com’è non può certo funzionare.
E se poi vogliamo parlare di costi i conti sono presto fatti. Per ogni detenuto lo Stato sborsa 300 euro al giorno. A questo va aggiunto il peso del vitto e le spese per il mantenimento delle prigioni, così come gli stipendi degli agenti penitenziari, la manutenzione dei mezzi sempre più obsoleti utilizzati per le scorte e le traduzioni, quindi le spese sanitarie (farmaci, visite specialistiche e scorte di metadone), alle quali si aggiungono figure professionali come, tra gli altri, educatori e psicologi.
Mettendo insieme tutto questo si stima che per mantenere ogni singolo detenuto l’erario deve tirare fuori 3.802 euro all’anno.
Il ministero competente in materia di carceri e detenuti cioè quello della Giustizia, prevede di spendere per l’amministrazione penitenziaria nel 2018 circa 2.7 miliardi di euro.
Dunque è facile comprendere come i criminali immigrati pesino sul bilancio dello Stato per 500 milioni di euro all’anno. Un vero e proprio salasso che potremmo e dovremmo evitare fin da subito.
Del resto lo prevede la convenzione di Strasburgo del 1983 che il nostro Paese ha sottoscritto.
Ma a distanza di 24 anni dalla ratifica nessuno incentiva questo strumento. In più, non ci sono accordi bilaterali con Marocco, Tunisia e Romania che sono in cima alla classifica delle presenze di detenuti rinchiusi nella patria galere nel nostro paese.
Insomma il piano è pronto da decenni, gli accordi per lo scambio ci sono, ma ancora la norma non viene applicata.
E fino ad oggi i detenuti trasferiti sono così pochi che non vengono neppure conteggiati nelle statistiche sulla giustizia italiana.
Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini è chiamato a provvedere in tal senso, e non è solo una questione di “convenienza”, ma si rivelerebbe anche un modo efficace per ripianare una disparità che ci penalizza: visto che i detenuti italiani all’estero non superano le tremila unità. Una differenza che rende evidente quanto il saldo degli “scambi” sarebbe a favore dell’Italia e degli italiani.

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