Alla Rocca Paolina “L’ultima crociata” di Ballerani-Tippolotti

di Francesco Castellini – In quest’epoca di pazzi, in cui, come canta Battiato, ci mancavano solo gli idioti dell’orrore, forse farsi ispirare dal detto francese reculer pour mieux sauter può aiutare davvero a vederci più chiaro.
Sì perché certe volte fare un passo indietro per poter meglio prendere la rincorsa per poi saltare più lontano, non è solo una collaudata ed efficace tecnica sportiva, ma anche un assunto filosofico indispensabile da tenere ben presente se si vuol tentare di comprendere meglio la realtà che stiamo vivendo.

E allora provate anche voi a fare un giro adesso nella Sala Cannoniera della Rocca Paolina. Già di per sé il luogo è magico e ti fa ripiombare in un attimo indietro di mille anni almeno, con le sue pareti intatte, impregnate di antiche e inossidabili suggestioni. Ma ora con questa mostra “Materia, forma e colore. L’ultima crociata”, firmata Ballerani-Tippolotti, ha in più il potere unico di far diventare lo spettatore protagonista di una storia infinita, per questa sua capacità di saperlo perfettamente collocare al centro della scena, e per come lo riesce ad avvolgere di vecchie emozioni, di ombre remote e infine illuminarlo di primitivi riflessi dall’arcaico splendore.

Una mostra unica, basti dire che fra le volte s’impenna un cavallo alto più di 5 metri, che sembra quasi volersi librare nel cielo, proiettarsi oltre i soffitti del Sangallo. L’ha realizzato il maestro Paolo Ballerani, mettendo insieme materiali vecchi e nuovi, antichi e moderni, dalle stoffe al polistirolo, dal metallo allo stucco, per arrivare al vinavil che come un’anima trasparente tutto lega e comprende.
Un mix capace di creare una miscela catartica esplosiva, che ha il potere di shoccare l’osservatore e di irradiare nella sua mente una raggiera di riflessi “strani”, che alla fine lo fanno sentire partecipe di una battaglia che non ha ancora finito di produrre echi e rimbombi.

In quell’aria rarefatta e gravida di un’umidità improsciugabile, si delineano, o meglio, affiorano dalla nebbia come un sortilegio, possenti figure di cavalieri medievali. Sono i “ritratti” di un mondo antico, scolpiti dai colori del maestro Mauro Tippolotti. E fra quei graffiti, fra quelle “ferite” del tempo, riemerge il turbinio di scudi, di alamari, di pastrani e corazze, che si impongono ancor oggi con la loro possenza arcaica, a cui la virtù di una mano sapiente ha saputo infondere ancora per un po’ un soffio di vita e insieme un tragico effetto tridimensionale.

E allora, fra quegli austeri guerrieri, che ti sembra di sentirli ancora respirare e gridare sotto l’elmo e i pennacchi, mossi da una boria indomabile, fra protome equine e figure animalesche che sembrano muoversi e ribellarsi all’oblio, ci si sente tutti un po’ armigeri e fieri, e perfino orgogliosi di poter attingere ad un nobile passato remoto, e dunque riappartenere per un attimo ancora ad un’epoca ricca di certezze e di valori radicati e profondi, a cui può valere la pena dedicare la vita e una esistenza intera.

Una mostra che non si può assolutamente perdere.
Per vederla e rivederla c’è tempo fino al 26 agosto.

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