Il trio Paderewski ha aperto alla grande il Festival di Musica Classica di Castiglione del Lago

di Stefano Ragni – Con la travolgente presenza del trio Paderewski si è aperta l’altra sera, venerdì, a Castiglione del Lago, la quattordicesima edizione del Festival di Musica da Camera promosso dall’amministrazione comunale e patrocinato dalla marchesa Marzia Zacchia Crispolti.

Il teatrino di palazzo della Corgna, affogato in una umidità  afosa e soffocante non ha impedito al pubblico di occupare  tutti i posti disponibili. La nuova disposizione del pianoforte, praticamente posto sul lato del lago, ha consentito agli ascoltatori di disporsi  a ferro di cavallo, facendo convergere l’attenzione di tutti verso gli esecutori: disposizione lodevole, da adottare in altre circostanze.

Dopo la tradizionale apertura dell’assessore Ivana Bricca si è presentato il trio Paderewski. La formazione, composta dalla pianista greca  Catherina Lemoni, dal violinista irlandese David O’Doherty e dal violoncellista ticinese Francesco Bartoletti è presente nei programmi del festival sin dalla sua prima edizione. I tre esecutori si sono formati a Losanna, sotto l’ala protettrice della marchesa Zacchia proprio quindici anni fa. Ora risiedono a Dublino, ma sono in movimento tra Francia e Spagna per la tournée celebrativa.

Il caldo applauso che li ha avvolti al loro ingresso testimonia l’affetto con cui il pubblico del festival li circonda e li celebra. Loro ripagano di egual moneta trascinando tutti nel turbinio di una pagina piuttosto rara, il trio op 35 di Joaquin Turina. Il maestro spagnolo lo scrisse nel 1926, dedicandolo alla reale Infanta iberica, Donna Isabel. Scegliendo questa musica così poco eseguita i ragazzi del Paderevski hanno mostrato la loro apertura verso il repertorio meno frequentato. Ci guadagnamo noi ascoltatori che veniamo a conoscere un trittico veramente interessante, con la bella pagina iniziale in fugato,  e il movimento centrale, turbinante di danza spagnole come la jota e lo zortzico. In chiusura un movimento a forma-sonata, austero.

Confermando questa disposizione  del trio ad allargarsi in uno spettro policromo ecco poi, a seguire, la bravissima Catherina esibirsi in un Imprompu di Schubert, indi presentare una impervia pagina contemporanea dell’irlandese Raymond Deane dal titolo Annghmato. Risale al 2006 e risente del virtuosismo di scrittura di Luciano Berio. Virtuosismo bruciante.

La scomposizione del trio continua con il violino e il pianoforte  che si misurano con lo spartito paleo-arcaico di Arvo Paert, il famosissimo Fratres. Indi Bartoletti reclama l’attenzione per due sue miniature, Il violoncello racconta di una sua visita al Museo della Follia di Palermo e chiede la lettura di una pagina di diario datata 1972, affidata estemporaneamente alla voce della regina delle attrici italiane, Annamaria Ackerman, presente in sala. Un ruolo imprevisto che ci rende tutti partecipi e appagati.

Seconda parte del concerto con il grandioso trio op. 67 di Shostakovic. Il musicista sovietico lo scrisse nel 1944, quindi in piena Guerra mondiale. Ci riversò dentro la sua nostalgia della libertà, mai conosciuta, la paura del regime stalinista, ancora più nefasto, se possibile,  dello spettro nazista. C’è un esordio spettrale con pianoforte liturgico  e il violoncello che singhiozza. Poi iniziano quei gorghi ritmici che trascinando gli ascoltatori verso zone oscure della sensibilità, attirandoli verso quella spirale tetra che rende la musica di Shostakovic una palude spesso spettrale.

Quando si deve chiudere con “l’ottimismo di stato” richiesto obbligatoriamente dal regime, il musicista si produce in una implacabile danza macabra, in ritmo di 5/8, una cadenza sghemba che accentua i ruoli sinistri e gementi dei tre strumenti. C’è un digrignare di denti tutto dantesco,  ma lo slancio è implacabile e trascinante. I bravissimi Paderevski si arrestano solo sugli accordi del pianoforte: li avevano sentiti all’inizio del pezzo e   li ritroviamo, ancora più luttuosi.

Chiusura tra gli applausi di un concerto rigoroso, accentuato dal fuori programma, ancora un trio di Shostakovic, il primo, composto in epoca di studentato.

Compiaciuti per la coerente programmazione del Paderevski, ci prepariamo ai prossimi appuntamenti che chiuderà i suoi battenti il 6 settembre.
Prossimo appuntamento previsto lunedì 20 col trio Sophia, ore 21 e trenta, qui a palazzo della Corgna.

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