La musica di Sulpizi al festival “La memoria del suono”

di Stefano Ragni – Terzo appuntamento del festival promosso dalla scuola La Maggiore nel chiostro di Sant’Anna a Perugia. Ieri sera è stato presentato il nuovo disco che Fernando Sulpizi ha interamente affidato al violino di Lorenzo Lucca, il geniale strumentista perugino che, dopo aver vinto la borsa di studio del Premio “Leandro Roscini”, si è stabilito in Germania, percorrendo una lusinghiera carriera professionale.

Il cd, intitolato “Capricciose invenzioni per il violino di Lorenzo Lucca” raccoglie il frutto delle riflessioni musicali che Sulpizi ha ricavato dalla lettura dei “Capricciosi et piacevoli ragionamenti”, una raccolta di riflessioni di Pietro Aretino.

Il geniale scrittore toscano li rese noti nel 1492 usando un linguaggio del quale egli stesso si faceva mediatore, un parlare oscuro in formule spesso dialettali, adottate più per nascondere che per spiegare. Probabilmente dietro la scelta di Sulpizi di porre in musica le esternazioni di quello che allora si considerava un colto “pornografo” si manifesta la vera intenzione con cui Aretino redasse le sue riflessioni: “Brevi ricordi morali che ci fecero stare in cervello”.

IMG-20180901-WA0000Col sorriso con cui abitualmente accompagna il suo parlare, Sulpizi ci ricorda come per lui scrivere musica, a più di ottantenni, significa tener desto lo spirito del “fanciullino” con cui da più di sessant’anni esercita le sue funzioni di compositore.

Spaziando dall’opera, al sinfonico, alla cameristica e all’oratoriale. Proprio in questi tempi Sulpizi ha posto la parola fine al progetto ventennale di mettere in musica tutte le Confessioni di sant’Agostino, un libro fondamentale per ogni cristiano, una realizzazione monumentale che è un itinerario di fede e di vita.

Il violino di Lorenzo Lucca, con il suo suono argentato e lo smalto penetrante del suo timbro ha interamente coperto la serata, condividendo la stesura dell’evento col pianista Michele Rossetti, un partner ideale per precisione e misura.

Al centro del concerto era proprio la esposizione solistica della “Quinta capricciosa et piacevole cadenza”, uno dei prodotti della riflessione musicale sul testo dell’Aretino, che a sua volta fa parte di un’opera più complessa, un Concerto per violino e orchestra che fu adottato nel 2012 come pezzo d’obbligo al prestigioso Concorso Lipizer di Gorizia. Lucca ha suonato l’estratto rendendo sempre più preziosa la lucentezza del suo arco e confermando la sua disponibilità a farsi carico del linguaggio polimorfico della musica di Sulpizi, in un continuo guizzare di idee che si interfacciano con un senso ritmico estrosamente pulsante.

Se è vero che lo stesso Sulpizi dichiara di essere attratto dal puro giuoco strumentale a cui affida le sue idee, è anche chiaro che il senso del “divertimento” che ne scaturisce rientra perfettamente nel concetto ermeneutico con cui il filosofo Gadamer ci ricordava come il giuoco e le sue componenti, siano disvelatrici di regole che impongono il primato di un “accadere” che fa parte del processo di conoscenza della realtà. Il che non impedisce poi alla musica di Sulpizi di essere piena di ironia e di intelligenza.

Caratteri questi che sono emersi anche quando Rossetti ha cominciato a sfiorare la tastiera per dialogare con Lucca nelle Invenzioni a due voci, per l’esattezza sette, brevi schegge di un “ludus tonalis” nello spirito di Bach. I due strumenti si inseguivano nello spirito del contrappunto, con il ruolo del pianoforte costretto, per mantenere le due voci, a suonare su un solo rigo. Cosa che Rossetti è riuscito a fare con grande abilità.

In apertura e chiusura di serata due pezzi piuttosto datati, tratti da un altro cd di Sulpizi, “Il mito del cerchio”. Risalgono al 1999 e scaturiscono dalla collaborazione con l’artista Armando Marrocco. Intitolati L’araldo e Lo Sciamano i due pezzi risentono di una visione espressiva che affonda le sue radici nel mito e nella poeticità dell’arcano. E non c’è stato ascoltatore ieri sera che non abbia avvertito questa particolare umanità con cui Sulpizi ha voluto firmare uno degli spartiti più “espressivi” della sua lungo a complessa produzione.

 

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