Sandro Cappelletto racconta Mozart al Festival delle Nazioni


di Stefano Ragni – Nel contesto delle tematiche del paese ospite, la repubblica Ceca, il Festival delle Nazioni ha offerto ieri sera nella elegante chiesa di San Francesco a Citerna una delle sue più fortunate realizzazioni.

Sandro Cappelletto, un musicologo che colora la sua professione di immaginazione e di creatività, ha riletto per noi una celebre novella di metà Ottocento, “Mozart in viaggio verso Praga”,  con cui il suo autore, Eduard Mörike si è guadagnato fama letteraria. Pastore protestante con studi a Tubinga, professore a Stoccarda, vita inquieta ed erratica, una miriade di cose scritte di cui sopravvive solo questa fragrante novella. Con una fiction di poche pagine stese nel 1856 Mörike ha legato il suo nome all’esegesi mozartiana creando, prima di Amadeus, il “caso del secolo”.

Ma la storiella di Mozart che, viaggiando alla volta di Praga, stacca un’arancia in un giardino di un conte boemo, guadagnandoci, anziché rimproveri e sanzioni,  soltanto una generosa ospitalità, sarebbe di per sé piuttosto scarna, anche se critici come Mittener e Magris  ne hanno rilevato l’importanza nel contesto dello sfondo apologetico con cui il secolo romantico volle attribuire a Mozart pulsioni kierkegaardiane e bergsoniane.

Cappelletto ha dunque tropizzato la storia, aggiungendovi pennellate di fantasia, di introversione, di squarci interiori del tutto verosimili in una personalità complessa  come quella mozartiana. Ma soprattutto ha voluto confezionare la sua lettura come un melologo, circondandolo di una musica gradevolissima composta da Claudio Scannavini, un autore bolognese che scaturisce dalla grande scuola di Adone Zecchi.

Il maestro felsineo ha irrorato il testo di Mörike-Cappelletto di una musica dal sapore e dalla trasparenza debussiana, iridescente nelle sue innervature distribuite  sul più classico dei complessi, il trio  con pianoforte. Una voce di soprano ha sapientemente aggiunto sia una evocatività diffusa, con un canto senza parole, sia recise citazioni  mozartiane, tutte dal Don Giovanni, che poi è la partitura nascosta del melologo.

Mozart, infatti, nel 1787 viaggiava alla volta di Praga per farvi rappresentare il suo Don Giovanni, che aveva ancora delle pagine incomplete.

Cappelletto immagina che, proprio assaggiando l’arancia, Amadeus abbia la visione di una immagine legata al suo adolescenziale soggiorno napoletano che poi gli fornisce, assaporando il succo del frutto, la dionisiaca compilazione dell’aria “Giovinette che fate all’amore”, manifesto di libertà sessuale che appartiene al mondo degli umili, i pescatori e i contadini. Anche loro con diritto di affetti, di pulsioni e di ebbrezza.

Il soprano Giulia de Blasis ha cantato amorevolmente le arie mozartiane  prescritte da Cappelletto, fino al drammatico “Mi tradì quell’alma ingrata” di Donna Elvira (atto II, scena XIV); Maria Callas sapeva sospirarci dentro tutto il dolore per l’amore fuggitivo.

Scannavini ha potuto godere di una trama esecutiva di grande spicco, tre giovani strumentisti che compongono il trio Hoffmann, la violinista  Inesa Baltatescu, il violoncellista Giovanni Landini e una pianista,  Marta Ceretta, tersa come la più angelica partitura mozartiana. I loro interventi, cosparsi di spunti mozartiani subito cancellati da risonanze vibranti, distribuiti opportunamente nella intelaiatura narrativa di Cappelletto, si sono intercalati, quando non sovrapposti alla sua lettura, ruotando comunque intorno a un plesso tematico di grande peso storicistico, la famosa “serie dodecafonica”  del Commendatore, forse il primo enunciato di quello che, ai primi del Novecento, sarebbe diventato il linguaggio cabalistico e freudiano della grande Scuola di Vienna. Oggi estinta e sepolta come narra la musica di Scannavini.  In Mozart suona come brivido di un presagio.

Pieno successo della serata, una preziosa conoscenza per chi non conosceva la novella di Mörike, un piacere infinito per chi l’ha riconosciuta nel rivestimento di Cappelletto. A sua volta voce recitante dagli accenti scolpiti nella sulfurea partitura del  Don Giovanni. Per tutti un appuntamento di buon gusto.

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