Secondo Festival Bandistico Internazionale a Città della Pieve

di Stefano Ragni – Dal 7 al 9 settembre Città della Pieve si è trasformata in una piccola Salisburgo offrendo i suoi spazi a una miriade di musicisti, convocati per quello che è uno dei più singolari concorsi per banda.

Perché, secondo le modalità adottate da Angela Ciampani, direttore della banda cittadina, i complessi che aderiscono alla particolare convocazione non si misurano per un premio, ma vengono inseriti in una dimensione di ascolto che consente loro di ricevere suggerimenti e stimoli da una apposita commissione di esperti.

Insomma un non-concorso, dove chi suona viene monitorato, apprezzato e in seguito valutato sul campo, con una progettualità didattica e formativa esercitata nell’immediato dell’esecuzione. E i personaggi che esprimono il giudizio sono talmente autorevoli che si ha solo il piacere di accettare i loro emendamenti.

La commissione di ascolto di questa seconda edizione del non-concorso era composta da musicisti ancora giovani, ma tutti rispondenti ad alti livelli qualitativi. Michele Mangani, urbinate, Marco Somadossi, trentino e Lorenzo Pusceddu, sardo, corrispondono a una piattaforma di professionalità che si estrinseca nel campo della composizione, della didattica, della direzione e della organizzazione della vita della banda. Una realtà che si va facendo sempre più complessa in un quadro nazionale che ha da poco riconosciuto, grazie all’Anbima e al suo presidente, Giampaolo Lazzeri, la vera dignità di “agenzia culturale”, col relativo supporto economico erogato non più secondo i criteri “a pioggia”, ma finalizzato a una vera ed effettiva crescita civile e sociale del settore. Siamo passati quindi ad elargizioni stile imperatori romani a una accurata selezione delle risorse da utilizzare per la crescita di complessi che esercitano sul territorio di competenza, la funzione di polo di eccellenza di attività musicali legate all’associazionismo bandistico. E questo va dalla scuola strumentale, alla preparazione di specifici progetti, alla messa a punto di programmi e alla loro realizzazione. Il tutto, ovviamente, regolato dai principi del volontariato e della solidarietà che da sempre sono la condizione posta a chi vuole vivere della musica delle bande.

Angela Ciampani, assecondata da una amministrazione comunale che ha sempre creduto nel festival, ha così potuto accogliere, con la collaborazione dei suoi bandisti, un bel pattuglione di complessi ospiti che, nei tre giorni della manifestazione, si sono avvicendati nella elegante cornice del teatro dell’Accademia degli Avvaloranti, una bomboniera acustica, abbastanza spazievole per accettare l’impatto acustico dei fiati, grande in maniera sufficiente per accogliere comodamente gli ascoltatori.

Nella prima giornata di lavori, da venerdì, si sono alternate sul palco la Filarmonica Ferri di Marsciano, diretta da Antonio Diotallevi, il complesso bandistico Castellani di Nettuno, diretto da Giuseppina Catanzani, la Banda della Teverina, Penna e Lugnano con Luisa Polli, la storica Filarmonica di Pretola, guidata da Eleonora Bastianelli, e, in conclusione, la banda Corium di Rocca Priora, sollecitata da Federico Cecchini.

Nel pomeriggio della domenica la rassegna musicale si è arricchita di una piccolo convegno che aveva per soggetto la Creatività femminile nel mondo bandistico, tema che sta particolarmente a cuore ad Angela Ciampani che la sua professionalità se l’è conquistata nell’agone, conseguendo anche in tempi recentissimi il magistero in direzione d’orchestra al Briccialdi di Terni.

Il tavolo, approntato nel palazzo dei duchi della Corgna, aveva come conduttore Giampaolo Lazzeri, il presidente dell’associazione Anbima, personaggio a cui si deve il riconoscimento del Miur di cui si parlava, e la firma di un ormai consolidato protocollo di intesa con l’Università per Stranieri di Perugia, che costituisce, dal 2012, il primo rapporto di collaborazione che il mondo accademico italiano ha sotteso col mondo delle bande.

Ovviamente di estremo interesse sono risultate le relazioni di due donne di diversa generazione, Teresa Procaccini e Antonia Sarcina, che, a titolo personale, hanno parlato delle loro esperienze nel mondo della musica. Teresa Procaccini, in tal senso, va considerata la pioniera del ruolo della donna nella musica accademica italiana. Con i suoi studi al Conservatori di Napoli e poi di Roma, con Virgilio Mortari, Teresa ha affrontato e risolto sulla sua pelle l’ostilità della comunità dei musicisti che, negli anni ’60. si vedeva inopinatamente piombare in campo una donne creativa, piena di talento e desiderosa di acquisire meriti e riconoscimento. La sua discepolo, Antonia Sarcina, a sua volta, degna allieva della Procaccini, ha testimoniato di come, ancora una generazione dopo, la donna trovasse ostacoli in dimensioni lavorative quasi inaccessibili. Figlia di generale, Antonia volle far valere i suoi diritti a concorrere per il podio di direttore della banda della Guardia di Finanza. Solo per iscriversi al concorso dovette affrontare una odissea giudiziaria che, tra dinieghi e inadempienze, si protrasse per anni. Oggi, anche grazie alla sua testimonianza, la donna può accedere anche alle bande delle Forze Armate, tanto che è proprio una donna, Antonella Bona, ad essere vicedirettore della formazione dell’Esercito.

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