Una laude per Santa Chiara nel monastero di Sant’Erminio

di Stefano Ragni – Un canto cristiano in purezza quello offerto ieri sera dalla clarisse di s. Erminio. Una suggestiva cerimonia con letture e canti in una atmosfera di riflessione, di meditazione. Un sussurro di fede che, nella chiesetta del monastero, è stato  sostenuto dalla fecondità della musica e dalla autenticità di una delle fonti più bella sulla vita di santa Chiara.

Il percorso narrativo, recitato quasi per intero dalla madre badessa, aveva per sfondo il testo della Leggenda di santa Chiara, fondatrice dell’Ordine. Per anni si è dibattuto sulla autenticità della fonte, certamente commissionata da papa Alessandro IV in un arco temporale che va dalla canonizzazione della santa alla morte del pontefice, quindi ante-1261. Grazie alla testimonianza di un monaca che visse all’epoca nel contiguo monastero di santa Maria di Monteluce, suor Battista Alfani, oggi si può con certezza pensare che i fatti della serafica compagna di san Francesco siano da attribuire a Tommaso da Celano, lo stesso creatore della figura storicamente accertabile del santo assisano.

Trasformare le competenze storiche in uno spettacolo sobrio per quanto avvincente è stata cura di Franco Radicchia che è il maestro istruttore delle religiose del monastero.

Con la riconosciuta competenza e con la paziente disposizione maieutica  Radicchia è riuscito a istruire le preziose sorelle  nella lettura dei testi musicali in intavolatura originale, quella, per intenderci in neumi in quattro righi. E la purezza della emissione vocale, al di là della grata dell’iconostasi, in lontananza, riverberava una sapienza antica, quando il chiostro era Paradiso e il canto si levava come preghiera in forma di giubilo. Rivivere questa emozione per i presenti che occupavano  nell’interezza la piccola aula monastica, è stata un particolare momento di riflessione sul privilegio di come gli umbri possano rivivere, a casa propria, le vicende della creazione di un movimento che ha assunto, nel tempo, estensione universale.

La decina di monacelle, lontane da noi per quella ineluttabile grata, hanno intonato all’inizio l’inno “Concinat plebs”, voci fervide che sembravano discendere all’alto  per la leggerezza della emissione timbrica. Il testo della Leggenda di santa Chiara ha cominciato la sua scansione, la giovinezza, la vocazione, l’accettazione del destino di santità. Dopo l’intonazione di “Madonna de claritate”, antica melodia del Trecento francese, è stata la volta di “Haec in paternis” e di “Excelsis servus”, ambedue numeri che provengono dall’Ufficio Ritmico di san Francesco di Giuliano da Spira, uno dei testi con cui Radicchia, con una magistrale incisione discografica, iniziò la sua carriera nella musica antica.

“Mundi totius gloriam” e “Cuncta pro Christi nomine” sono stati i momenti vocali consequenziali al  racconto, mentre la narrazione si spostava ora sulle Lettere di santa Chiara.  Al momento della lettura di un brano della regola clariana il coro ha intonato il canto di “Audite sorelle” con l’accompagnamento, veramente suggestivo, di una cetra.  Ora la musica entrava progressivamente nella modernità: alla lettura dell’atteggiamento miracoloso con cui santa Chiara affrontò le ingiurie degli invasori saraceni, razziatori che per secoli terrorizzarono anche l’Italia centrale, è la volta di una canto scritto dallo stesso Radicchia, la “Preghiera di santa Chiara”. Un bel momento nel seguente “Benedetta sei tu, santa Chiara” del non dimenticato padre Amedeo Berardi, il parroco di Lacugnana che ha scritto tanta bella musica devozionale. I canti di Refice e di Bartolucci hanno guidato verso la conclusione una serata che è declinata della preghiera, con la recita del Credo. Col mormorio delle clarisse il ricordo di questa grande donna della storia umbra si è fatta riflessione unanime di un passato che non si deve dimenticare.

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