L’Umbria, la grande bellezza

di Francesco Castellini – L’Umbria, la grande bellezza che da sempre ha il potere di attirare curiosi e turisti.
Un primato legato non solo al suo immenso patrimonio storico, ma anche alla sua straordinaria cultura, che poi altro non è che la capacità di tramandare antichi saperi e custodire e proteggere meraviglie infinite.
Una regione speciale che non a caso si distingue per l’industria culturale e per quella della creatività. Che poi in fondo non sono altro che i due motori di quella che viene catalogata come “società della conoscenza”, e che la pone, a ragion veduta, fra gli esempi virtuosi da una parte all’altra del pianeta.
Da Londra a Parigi, da New York a Barcellona. Ma anche a Torino, a Lione o a Bilbao.
E dunque, se consideriamo questa “terra di mezzo” come una regione-città, ci accorgiamo che dopo Roma, Firenze e Venezia, forse, è il luogo d’Italia con la più alta concentrazione di bellezze e di opere d’arte. È sufficiente citare un numero, quello dei musei: sono 150, tra pubblici e privati, in un territorio che arriva a malapena a contare 900mila abitanti.

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Un tesoro che purtroppo il più delle volte non pienamente valorizzato. Ma per fortuna a favorire la conoscenza di questa straordinaria terra sono i tanti esclusivi eventi culturali a cui questo luogo “magico” fa da perfetta cornice. A partire da Umbria Jazz, al Due Mondi di Spoleto, al Festival delle Nazioni di Città di Castello, e di certo le grandi feste popolari, come la Corsa dei Ceri di Gubbio, la Quintana di Foligno, il Calendimaggio di Assisi, tanto per citarne alcuni. Ricordando ovviamente la grande capacità attrattiva dei suoi santi che la rendono un luogo di pellegrinaggio e centro di spiritualità fra i più esclusivi e importanti del mondo. Arte, storia, fede, sono ossigeno puro per la nostra economia. E a rafforzare questa tesi arrivano i dati dello studio “Io sono cultura” 2018, di Fondazione Symbola e Unioncamere, che dimostra, conti alla mano, come il valore aggiunto in Umbria del sistema produttivo culturale e creativo valga tantissimo, vale a dire un miliardo e 9 milioni di euro (+3,4% sul 2016), il 5,2% del totale dell’economia regionale. Un comparto importante, che dà lavoro a 21.800 persone (+2,9%), il 5,7% degli occupati totali in Umbria. Con 3.904 imprese che operano nel settore, di cui 948 in architettura e design, 581 nella comunicazione, 154 nel cinema, radio e tv, 473 nel software e videogiochi, 72 nella musica, 1.511 in editoria e stampa, 144 nelle performing arts, 21 nel patrimonio storico artistico.
La spesa turistica attivata è calcolata in 309 milioni di euro e incide per il 37,2% nella spesa turistica totale. Ma non finisce qui, perché la cultura ha sul resto dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8. In altri termini, per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano 1,8 in altri settori. I 92 miliardi, quindi, ne “stimolano” altri 163 per arrivare a 255,5 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, il 16,6% del valore aggiunto nazionale, col turismo come primo beneficiario di questo effetto volano. Un effetto competitivo confermato anche dal fatto che le aree geografiche dove maggiore è il fatturato della cultura sono anche quelle dove è forte la vocazione manifatturiera. Il sistema produttivo culturale e creativo (da solo, senza considerare gli altri segmenti della nostra economia) dà lavoro a più di 1,5 milioni di persone, il 6,1% del totale degli occupati in Italia. Dato anch’esso in crescita: +1,6%, stavolta con un risultato superiore alla dinamica del complesso dell’economia (+1,1%). E di certo rappresentano un boccata di ossigeno quel mezzo milione di euro che è entrato nelle casse dei musei, e gli oltre 11 milioni per gli spettacoli dal vivo (tra teatro, musica e danza), altrettanto per il cinema. È questo il volume di affari che genera in Umbria la cultura in un anno. Insomma siamo in presenza di un settore vivo e in crescita, come già rilevava l’Istat nel 2017, quando i visitatori a monumenti e alle aree archeologiche erano stati 58.378 di cui 34.424 in provincia di Perugia e 23.954 in quella di Terni. Per un introito totale di 63.654 euro. Bene anche per teatro e musica.
Nel 2017 in Umbria ci sono stati 3.065 spettacoli, vale a dire 346 ogni 100 mila abitanti, dietro solo a Trentino, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Per una spesa al botteghino di 6.763.862 euro pari a 7,63 per abitante, più bassa di tutte le regioni del Centro-Nord tranne la Valle d’Aosta ma superiore a quelle del Sud. Il ballo poi ha prodotto 12.756 spettacoli e 510.763 biglietti venduti per una spesa di 4.425.135 euro pari a 4,99 per abitante. E che dire poi del cinema, che genera un volume di affari di 11 milioni e mezzo di euro con 57.550 spettacoli per 1.476.107 biglietti venduti e una spesa al botteghino di 8.934.905,94 euro (11.434.322 considerando le spese facoltative come guardaroba o prenotazione). Dati in linea col Centro-Nord.
Per ogni proiezione, in definitiva, sono stati venduti in media 25,6 biglietti con una spesa media di 198,7 euro. Tutti dati positivi che non fanno altro che avvalorare le linee guida indicate da una ricerca del 2008, curata da due docenti della facoltà di Economia: Bruno Bracalente e Luca Ferrucci, in cui risultava evidente il ruolo moltiplicatore degli eventi culturali. Quello studio riguardava la valutazione di impatto economico prodotto da un insieme di manifestazioni che avevano avuto per sede Perugia. Fu fatta una valutazione del ritorno in denaro di quelle attività, anche mettendole a confronto con gli investimenti impiegati per la loro realizzazione. La ricerca evidenziò in modo netto e chiaro come quell’insieme di manifestazioni aveva generato in un anno 11 milioni di reddito. Con un rapporto tra denaro impiegato e reddito prodotto, che andava dall’1 a 3 nel caso di Umbria Jazz, fino dall’1 a 7, per una mostra come quella di Pinturicchio, durata a lungo e prolungata ulteriormente rispetto alla programmazione iniziale. Dunque, vale la pena sottolinearlo, per ogni euro investito ne sono “ritornati” sette, a beneficio del territorio e dell’economia locale. Ma emerse anche un’altra specifica caratteristica. Fu rilevato che il 40 per cento dei visitatori erano venuti a Perugia da fuori non prevalentemente per visitare la mostra, ma soprattutto per l’attrattiva culturale che offriva la città nel suo complesso. Vale a dire monumenti, musei, borghi, castelli, conventi. Insomma, l’insieme, la visione unitaria, è l’aspetto fondamentale.

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