Musica dal mondo a Sant’Antonio Abate

di Stefano Ragni – Sempre più preziosa la chiesa di sant’Antonio abate di corso Bersaglieri, oggi sede di prestigiosi concerti supportati dalla sezione perugina dell’A.Gi.Mus. e implementati dai volontari dell’Associazione Borgo sant’Antonio, personaggi che hanno saputo letteralmente trarre l’edificio sacro dal degrado e riportarlo a nuova vita.

Ieri sera il festival Musica dal Mondo ha occupato l’antico tempio con due cori, segnando una ulteriore tappa del festival che l’amministrazione comunale porta avanti fino alla fine dell’estate con l’A.Gi.Mus. e con la attenzione della Università per Stranieri. La presenza, tra il pubblico e il saluto augurale del prorettore, Dianella Gambini, vanno visti come il consenso con cui il rettore Giuliana Grego Bolli intende spendere il suo mandato anche a favore delle manifestazioni musicali di ampio respiro internazionale.

Un motivo in più perché palazzo Gallenga fosse coinvolto nel concerto di ieri era la presenza, in pedana, del suo coro, Voci dal Mondo, un biglietto da visita con cui l’ateneo internazionale realizza il suo impegno nell’accoglienza di tanti studenti che intendono cantare insieme, realizzando la più fattiva e la più immediata delle forme di coesione giovanile.

Il coro ospite era il Woodstock High School dell’Illinois, una trentina dei quasi mille studenti che popolano la prestigiosa scuola americana, impegnandosi in svariate forme di attività corale, dal jazz, al pop, al classico, al Rinascimentale.

I giovanissimi statunitensi, che giungono nel nostro paese grazie all’operatività di Witte Travel and Tour di Grand Rapids del Michigan, la città gemellata con Perugia, hanno dato fondo alle loro risorse grazie al giovane maestro Brian Jozwiak, disponendosi in varie formazioni, da quella puramente maschile, e quella femminile, alla disposizione integrale, fornendo un ampissimo spettro di risorse di repertorio. Tra tradizionale americano, canto religioso sudafricano, e varie forme di vocalità etnica, spiccavano gli omaggi squisitamente accademici, come un “Sicut cervus” di Palestrina intonato in purezza, e “Grillo bon cantore” di Josquin des Prez, vero paradigma di leggerezza Rinascimentale.

Nella prima parte della serata il coro di palazzo Gallenga aveva fatto gli onori di casa, cantando pezzi di brillante fattura, dal canto bulgaro, all’intonazione arabo-sefardita, alla melodia sarda, al pregevole Piazzolla di “Chiquilin de bachin”. Chiudendo con una trascinante taranta salentina. Al termine del concerto Woodstock e Voci dal Mondo insieme per “We shall over come”, un intenso negro-spiritual.

Chiesa piena come sempre quando ci sono concerti. Una dimostrazione di come i volontari del Borgo abbiano saputo raccogliere una intera comunità nel processo di innovazione delle risorse umane di un antico rione cittadino, ripulendolo delle brutture a cui lo aveva condannato la modernità.

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