Uniti contro le vecchie e le nuove mafie

di Francesco Castellini – Nel giorno della Liberazione c’è chi ha sentito il bisogno di lanciare un appello alla partecipazione, un invito con il cuore a non abbassare mai la guardia. Sì, perché da queste parti l’“oppressore” non è stato mai del tutto debellato, nel corso degli anni, a ben vedere, ha semplicemente cambiato casacca, mantenendo però sempre gli stessi metodi, che sconfinano nell’arroganza, nell’occupazione illecita del potere e in quella prepotenza e modo di operare che sa tanto di associazione a delinquere.
Ecco allora che prende un particolare rilievo la commemorazione delle vittime di tutte le mafie che si è tenuta il 25 Aprile in zona Pian di Massiano, ingresso Questura, proprio sulla rotonda intitolata alle vittime di via d’Amelio.

Qui Carmine Camicia, consigliere comunale e candidato a sindaco con “Perugia con il Cuore”, in concertazione con Perugia Social City, Dc, Partito dei Pensionati e Partito Nazione e futuro, ha organizzato una giornata di riflessione, finalizzata a “liberare la città dai vecchi e da eventuali nuovi sistemi mafiosi”.
È stata quindi deposta una corona d’alloro, accompagnata da poche parole per ribadire la netta contrarietà di Perugia a tutte le forme, occulte o palesi, di criminalità.
E dunque, oltre alla denuncia è stata attivata una raccolta di firme on line, allo scopo di proclamare la data del 25 aprile come giorno di mobilitazione sociale e civile contro le mafie variamente diffuse. Chiedendo che ogni Festa della Liberazione venga indetto un Consiglio comunale aperto sul tema.
La cerimonia ha quindi avuto un bell’epilogo quando l’artista Ariante Sabato ha scoperto la sua opera, creata e concepita per l’occasione.
Si tratta di un monolite in plexiglas contenente un liquido trasparente che prende spunto dal racconto di Camilleri “La forma dell’acqua”.
Ariante ha voluto in questo modo ribadire lo stesso concetto: “la mafia, come l’acqua, ha la capacità di adattarsi ai contesti più diversi, allo scopo di insinuarsi fra le leve del potere e condividerlo”.
Ma l’effetto più stupefacente lo si è avuto quando l’artista ha versato nel contenitore del colore vermiglio. Un artificio che induce a meditare, perché trasforma il monolite nell’efficace metafora del sangue versato dai servitori dello Stato, vittime della criminalità organizzata, ma anche nel rosso di quella bandiera che per troppi decenni ha dominato in maniera spocchiosa e incontrastata questa nobile terra.

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