Tesi su “Armonioso Incanto” all’Università per Stranieri

di Stefano Ragni – Nell’ultima sessione di laurea di metà aprile dell’Università per Stranieri si è discussa una tesi di laurea su “Armonioso Incanto”. La piccola formazione vocale perugina, altamente specializzata nella riproduzione del repertorio medievale è stata oggetto di una discussione condotta da una giovane candidata, la ventenne albanese Kristina Hasanaj che, nella Facoltà di lingua e cultura italiana della palazzina Valitutti ha concluso il suo corso di studi per il conseguimento della laurea triennale in Lingua e cultura italiana-Promozione.

Nel titolo della tesi, “Armonioso incanto: una storia musicale di un complesso vocale femminile nella attuale realtà della cultura umbra” la studentessa albanese ha ripercorso la ormai non breve storia di una piccola formazione di vocaliste che, dirette dal fondatore del complesso, Franco Radicchia, rappresentano oggi una delle eccellenze regionali nel campo della musica medievale.

Nella parte più propriamente storica Kristina Hasanaj ha ripercorso le tappe di un percorso iniziato nell’ormai lontano 1997 con un concerto nell’Auditorium Marianum.

Ma la formazione del complesso era ancora precedente alla sua presentazione. Nella chiesa del Piccione, infatti, un paesino di ottocento anime sulla strada per Gubbio, le ragazze cantavano in chiesa assecondando la volontà del parroco, don Mariano Cesaroni. Il destino del piccolo coro si incrociò con la figura del giovane Franco Radicchia, allora componente della banda del paese. Dopo essere diventato direttore della filarmonica Puletti di Pontefelcino, il complesso che tuttora inaugura l’anno musicale perugino col concerto di Capodanno, Radicchia si iscrisse ai corsi del Conservatorio, conseguendo nel ’95 il diploma di direzione di coro. Da allora le ragazze di Armonioso Incanto, questo ormai il nome con cui si presentavano ai concerti, si fuse in maniera indissolubile col suo fondatore, istruttore e direttore.

Proprio per conferire la massima qualità al suo lavoro Radicchia  iniziò un laborioso percorso di specializzazione, culminato col magistero del grande maestro Gary Graden, il carismatico direttore di coro svedese-statunitense che ha offerto al giovane perugino il carisma di un mestiere impareggiabile. In Italia e all’estero, da Lugano, a Solesmes, a Boston e Stoccarda Radicchia è andato a cercare il meglio  dell’approfondimento di ciò che gli stava maggiormente a cuore: il segreto della musica gregoriana, la sua pregnanza, la forza della sua tradizione.

In possesso di una preparazione che non ha molti eguali Radicchia ha trasmesso alle sue ragazze l’interesse per la musica che ci viene dai lontani secoli in cui si pregava cantando. E’ proprio nel Medioevo del Nome della Rosa che dalle comunità monastiche benedettine si propaga quell’immenso patrimonio della vocalità gregoriana: una musica che dal chiuso del chiostro-Paradiso, secondo la felice espressione dello storiografo  Duby, segna poi il passaggio dal mondo ecclesiastico al popolo, con una modalità  ben espressa dal Laudario di Cortona. E’ proprio quando i francescani si appropriano del canto in preghiera  che la lingua umbra, l’idioma del Santo Serafico diventa veicolo di diffusione musicale attraverso il famoso Codice 91 dell’ Accademia Etrusca di Cortona, quel Laudario che Radicchia  e Armonioso Incanto  cantano abitualmente, facendolo anche oggetto di una apprezzatissima incisione discografica.

Nelle oltre sessanta pagine della sua tesi, la prima del genere nell’ateneo internazionale ad essere dedicata a una formazione musicale umbra, Kristina Hasanaj elenca, in otto sezioni, cosa ha realizzato Armonioso Incanto nel corso della sua ininterrotta attività: far emergere dall’Umbria un segno della storia.

Vengono quindi presi in esame il repertorio del complesso che spazia dalla monodia  alle Canzonette di Monteverdi, alla polifonia barocca, fino  alla Laudi alla Vergine di Giuseppe Verdi. Tutt’altro che trascurabile, poi, il recente avvicinamento al trombista jazz Paolo Fresu, con serate di innesto della modernità e della contemporaneità  nell’acustica medievale che sono culminate in un disco che ha avuto un notevole successo. Molti i concerti elencati nella tesi, come le recensioni giornalistiche e  pubblicazioni in riviste specializzate.

Le pagine di questa tesi, oltre che essere un pregevole documento di attualità umbra, costituscono  anche il primo passo verso l’apertura di una vera e propria bibliografia inerente un complesso tuttora fortemente attivo, legato alla impareggiabile energia del fondatore, Franco Radicchia.

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