Enzo Tei, un grande tenore perugino

di Stefano Ragni – Il grande tenore può abitare anche nella porta accanto. Basta bussare per scoprire un mondo di storia. Soprattutto di quei brandelli di dimensione internazionale che la nostra città ha acquisito, ieri e oggi, attraverso i suoi cantanti lirici, apprezzati in ogni dove, e applauditi come portatori di una civiltà musicale che affonda le sue radici negli anni Cinquanta del un secolo ormai trascorso.

2015-07-06 10.07.24Enzo Tei è, insieme ad Antonietta Stella l’ultimo portatore di una tradizione che annovera nomi non secondi a nessuno nel mondo della lirica internazionale, da Mario Sereni ad Anita Cerquetti, Mario Petri. Se Antonietta Stella ha traguardato nel marzo scorso i suoi novanta anni, Enzo Tei è di una generazione appena seguente, ma le sue primavere se le porta benissimo. Impeccabile, lucido, pronto al sorriso, precisissimo nei ricordi. E soprattutto ancora attivo, nella sua casa di Poggio Mirteto, a trasmettere i valori della sua cultura musicale, valendosi anche della operatività della sua compagna, il soprano coreano Angela Baek.

Lucia di Lammermoor, Vienna, 1965La sua storia è quella di tanti giovani della sua generazione. Suo padre, sarto, lo avviava alla professione, nella bottega di famiglia, sotto le Logge di san Lorenzo. Al punto di fargli acquisire un mestiere che lo portava,  ancor giovane, a guadagnarsi un bello stipendio come modellista di Spagnoli. Ma la vera educazione morale, al pari di tanti ragazzotti della sua età avveniva nell’oratorio dei Salesiani di porta Sant’Angelo. Molto hanno operato i seguaci di san Giovanni Bosco per aggregare le giovani generazioni di una Perugia ancora molto lontano degli standard internazionali che oggi la caratterizzano.
All’oratorio si passava molto tempo, si giocava a pallone, si studiava e si partecipava alle attività teatrali. E proprio in quel piccolo palcoscenico che ancora oggi vive di una  dimensione spettacolare, si recitava. A sette anni, ricorda Tei, era un piccolo attore provetto che parlava con dizione chiara e che si muoveva con disinvoltura davanti al pubblico: ma c’erano anche gli eventi della vita politica italiana, come il picchetto di “lupetti” che presentavano i moschetti di latta ai fedeli che salivano le scalette del duomo.
Il padre, appassionato di lirica, lo portava al Morlacchi e fu durante una recita di “Amico Fritz” di Mascagni che il piccolo Enzo ebbe la folgorazione del teatro d’opera. Da allora, appena terminato il turno di lavoro da Spagnoli, Enzo correva all’allora Istituto Musicale Morlacchi per seguire le lezioni del maestro Aldo Zeetti. Era suo compagno un apprendista tornitore, Mario Sereni, che si sarebbe rivelato un baritono da Metropolitan. Nel frattempo c’era stato il fatale 8 settembre del ’43 che colse Enzo in vacanza degli zii a Gualdo Tadino, Lì i Tei erano una famiglia autorevole che poteva risalire alla sua storia fino ai primi del Settecento. Le foreste del Serrasanta garantirono  al giovane perugino clandestinità e salvezza. Tornati i tempi della democrazia ecco l’alternanza scuola-lavoro, ma quella vera.

Nabucco, Teatro dell'opera di Roma, 1960Zeetti, ricorda Tei, non era un vero e proprio docente di canto, ma nella sua scuderia transitavano quelli che sarebbero stati grandi protagonisti della lirica anni 50 e 60, in primis una già mirabile Antonietta Stella. Quel che Zeetti sapeva fare bene era avviare i prodotti della sua scuderia nel mondo della professione, investendo sulle loro potenzialità.
E’ così che nel 1957 Tei vinceva il concorso ENAL del teatro Comunale di Bologna. Era considerato allora una piattaforma importante a cui non erano estranei gli interessi di quel grande uomo di cultura perugino che fu Francesco Siciliani. Appena l’anno dopo Tei si affermava al Concordo del Lirico Sperimentale di Spoleto, il vero trampolino di lancio dei migliori cantanti italiani.

enzoDa quel momento la fortuna non lo ha più abbandonato. Siciliani gli fece subito studiare lo spartito del Pirata di Bellini, ruolo quanto mai arduo. La disinvoltura con cui Enzo superò le ardue tessiture dell’eroe belliniano, convinse tutti che la sua voce era un’ eccellenza. Ecco allora susseguirsi la consueta giaculatoria dei grandi teatri internazionali, da Rio de Janeiro a Dublino, dalla Fenice di Venezia, a Vienna, a Salisburgo, a Losanna, per una infinità di ruoli che vanno dalla Tosca al Ballo in Maschera, da Butterfly al Nabucco, percorso quest’ultimo sotto la venerabile bacchetta di Vittorio Gui.

Dopo questo autorevole viatico  tutti i direttori volevano Tei, apprezzando la limpidezza della sua voce e la chiarezza della sua dizione. E si parla di una generazione di indimenticabili maestri come Sanzogno, Previtali, Serafin, de Fabritiis, il mitico Schippers, Wolf Ferrari e Patanè, gente che dava del tu ai capolavori pucciniani e verdiani.

Per raccontare questa storia di un grande perugino ci vorrebbe un libro di memorie, cosa che auguriamo che Tei voglia varare. Per ora è importante ritrovare intatta questa grande lezione di umanità ancora riverberante gli accenti di una vita percorsa nel nome della bellezza della musica lirica, rievocata con una freschezza da un ultraottantenne che non conosce declino. Storia perugina.

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