A Torgiano due cori per tante canzoni

di Stefano Ragni – L’adozione della musica pop per lo studio della coralità sta diventando  una pratica piuttosto diffusa nei progetti di alfabetizzazione musicale adottati nelle scuole. Cantare in allegria induce a una partecipazione attiva, gioiosa, condivisa: il prodotto che ne esce non sarà Palestrina, ma è comunque attività corale: e chi sta in coro si adegua a una disciplina, ottempera a regole comuni e si deve regolare sui ritmi della socializzazione.

9c6a62cf-c15d-4b3f-abf7-2e7af3d28013La trentina di ragazzi e ragazze che nel pomeriggio piovoso di ieri ha occupato l’androne di palazzo Graziani-Baglioni sono stati il tangente esempio di cosa di buono si può realizzare nel contesto. La scelta del palazzo nobiliare torgianese, motivata dalla pioggia battente, si è rivelata poi del tutto funzionale per capienza e per acustica. Il presidente della fondazione che tutela il monumentale edificio, tuttora in corso di restauro, ha ripercorso la storia del manufatto, da palazzina di caccia a residenza di lusso, con tanto di esedra per la svolta delle carrozze.  Attilio Gambacorta, presidente dell’Associazione Scarponi che ha realizzato la manifestazione, ha ricordato come tra i progetti dell’istituzione ci sia proprio l’apertura verso le generazioni più giovani. Un’attività segnata da rapporti sottesi con enti scolastici del territorio, in particolare le scuole primarie, che avrà, anche per quest’anno, una estensione durate i  mesi estivi.

Per l’appuntamento di ieri  i non pochi ascoltatori hanno potuto gustare gli effetti di una workshop messa in atto dal coro Angelini Bontempi di Brufa che ha ospitato i coetanei del coro Diapason di Roma. Nella prima parte i brufani, diretti da Alessandro Zucchetti hanno intonato motivi di successo tratti dal repertorio leggero internazionale. A loro volta i ragazzi romani, che si muovevano sotto la serrata direzione di Fabio de Angelis hanno motivato con chiarezza la loro già affermata attività  eseguendo arrangiamenti anche a cinque voci di quanto il suo maestro sa trarre dal repertorio più popolare dei nostri giorni. Anche le canzonette più stupidine, sottoposte a una articolazione polifonica, acquistano una insperata vitalità, suggerendo una partecipazione molto coinvolgente  sia di chi canta che di chi ascolta.

Bersaglio raggiunto.

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