Solomeo, grande rassegna dei concerti d’organo

di Stefano Ragni – Grande alleanza tra pioggia e concerti domenicali, con l’effetto di dirottare in ambienti chiusi chi vorrebbe andare a sciamare per colli e boschi.

Ci ha guadagnato la deliziosa e raffinata cornice della chiesa di san Bartolomeo che ieri, sul tardo pomeriggio, ha concluso la sua rassegna organistica, quattro domeniche dedicate “ad Mariae laetitiam”. Una volta il mese di maggio, odoroso di fiori, era destinato alla celebrazione della madre divina, e la musica ci faceva la sua parte.

Si deve alla Fondazione Federica a Brunello Cucinelli se il borgo leopardiano di Solomeo conserva ancora una tradizione  che è comunque propria della cultura cristiana. Chi si è raccolto nella chiesa parrocchiale è stato accolto dal suono di un organo storico tra i più pregevoli della regione, l’Adamo Rossi del 1791 che giunse nel luogo attuale dopo la sua edificazione per gli Olivetani perugini. E mai acquisto fu più opportuno e ubicazione più funzionale. Dopo il ripristino operato nel 2013 dal pratese  Lorenzini lo strumento squilla con tutta la sua potenza di polmoni aristocratici e sapienti. La matrice è quella umbro-marchigiana dei Fedeli, una famiglia di organari che ha unificato le due coste dell’Appenino  secondano un tracciato sonoro di grande qualità.

Nella piccola Salisburgo del territorio perugino ancora una volta l’imprenditoria dal volto umano ha dimostrato di saper coniugare l’umanità con lo spirito della ragione valorizzando la voce di un manufatto la cui artigianalità sfiora l’opera d’ingegno: “wonderful machine”, definivano l’organo gli scrittori inglesi del Settecento, magnificando in esso  cosa c’era di creatività e di operosità umana. Se è vero che l’organo di una chiesa è il cuore pulsante di una comunità, è anche pacifico che la sua costruzione sia un fatto economico che ha coinvolto i molti che hanno contribuito a innalzarlo nell’alto dell’edificio sacro. In tal senso va ricordato l’autentico pellegrinaggio che più di venti anni fa veniva realizzato dagli organari Pinchi di Foligno nei piccoli centri della montagna nursina: una rete di concerti che, a maggio, l’indimenticato Wijnand van de Pol promuoveva nei luoghi che sono stati poi offesi dal terremoto. Quando c’era il concerto tutta la popolazione del borgo si raccoglieva in chiesa, per dimostrare come l’organo era un fatto di collettività e di condivisione.

Ben venga dunque anche la presenza, nel concerto di ieri, di Federica Cucinelli, a concreta testimonianza di fatti e di convinte realizzazioni.

Per chiedere in bellezza il cartellone che ha visto alternarsi al Rossi Luca Scandali, Maria Peruki e Roman Peruka, e Daniele Ferretti, ieri è salito in cantoria il palermitano Diego Cannizzaro, anche lui ramo dell’educazione musicale realizzata da van de Pol su un’intera generazione di esecutori. Semplicemente delizioso il programma  realizzato, un percorso di organo “galante”,  innescato da una esplosiva Toccata di Alessandro Scarlatti,  palermitano, e accresciuta da una silloge di danze del tedesco Fischer, un piccolo Parnaso in onore di Euterpe, la musa coreutica. Brividi di flamenco nel pezzo di padre Soler, il frate spagnolo allievo di Domenico Scarlatti, figlio del grande operista. Attingendo a piene mani ai pochi registri “silvestri”, dal nazardo alla cornetta, Cannizzaro evoca dalle canne del Rossi un piccolo vortice acustico che ci aiuta a combatte l’umidità della chiesa mentre fuori ricomincia a piovere.

Con un virtuosistico dittico di Cimarosa che strappa un forte applauso dal pubblico, il concerto si chiude col tripudio  di un anonimo pistoiese del Settecento, a ricordarci come la cittadina toscana, pronta a rendere duttile il ferro dell’isola d’Elba, vantasse nel secolo dei Lumi una delle famiglie organarie a più lunga permanenza storica, quella dei Tronci, operante dall’età dei Bach a oggi. Ininterrottamente,  come orgoglioso senso di imprenditoria musicale.

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