Lectio magistralis di Andrea Andermann alla Stranieri

di Stefano Ragni – È partito da Flaiano e Moravia, ma è diventato famoso con la Tosca di Puccini.

Andrea Andermann era ospite, martedì scorso, dell’Università per Stranieri di Perugia nel contesto di un progetto Italia-Francia, Incontri di Culture, realizzato dall’ateneo internazionale in collaborazione con l’Università di Nantes.
Il musicologo francese Walter Zidaric ha reso propizio l’incontro con uno dei massimi protagonisti della filmografia mondiale, il regista e produttore “esploso” nel 1992 con una realizzazione televisiva della Tosca di Puccini ambientata nei luoghi storici ove si è svolta e nelle ore individuate dalla narrazione. Centosette paesi hanno seguito in diretta, sullo schermo televisivo, l’esecuzione dell’opera forse più popolare di Puccini: c’era chi si cuoceva un uovo al tegame, chi si radeva, chi era appena tornato dal lavoro e chi preparava il thè.
L’orbe unito da quello che era allora il tubo catodico: “Un’idea ingegnosa che si è trasformata in un trionfo. Un eccitante sfondamento operistico che ha dato al mondo una nuova concezione dei media: il live film”; così il The Daily Telegraph all’indomani dell’evento.

Nell’aula B della palazzina Valitutti, cuore pulsante del campus di via Manuali, il rettore Giuliana Grego Bolli ha presentato alla foltissima platea degli studenti e dei docenti un uomo cordiale e sorridente che ha esordito  con queste parole: “Qui mi sento nel mio luogo di elezione. Sono nato casualmente a Tirana da padre ebreo Yiddish e da madre viennese. Vivo a Parigi, ma ho casa a Roma e per quasi sei mesi ho percorso la Siberia da un capo all’altro”.

Narrare un personaggio del genere non è stata una facile impresa e infatti molto nutrito era il drappello dei coagenti dell’incontro, a partire dal professor Zidaric di Nantes che aveva già  realizzato questo evento per la sua università.

A vario titolo hanno dunque parlato Antonio Catolfi e Federico Giordano, docenti della Stranieri, e Giacomo Nencioni dell’Università della Tuscia, uno studioso nato a due passi da Torre del Lago Puccini.

La conversazione di Andermann è stata tra le più affabili e le più persuasive possibili.

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Nel corso di due ore, volate via come il vento, il maestro dell’immagine ha raccontato quello che, dopo dieci anni di elaborazione, è diventato l’impossibile sogno di Tosca: ascoltare la musica di Puccini vivendo, da tutti i continenti, la sensazione della luce, delle ombre, del vento, degli echi di sant’Andrea della Valle a corso Vittorio, di Palazzo Farnese e della sommità di Castel Sant’Angelo. E sembra che lo stesso pontefice Giovanni paolo abbia confidato al cineasta di essersi goduto, all’alba, dal suo palazzo apostolico, la voce di Placido Domingo in lontananza.

“La televisione è qualcosa di creativo  esordisce Andermann, non è un elettrodomestico, ma è uno strumento per scrivere la realtà. Per me, forse, tutto è nato all’Opera di Parigi quando ero assistente volontario di Franco Zeffirelli in una Tosca dove cantava Maria Callas. Io ero uno studente molto “viziato “ viziato dalla sete di qualità: mio compagno di accademia era Giancarlo Giannini e avevo già lavorato alla “Lupa” con Anna Magnani. Avevo frequentato la Silvio d’Amico di Roma, ma non mi bastava la teoria. Per questo sono andato a Parigi.”

E la letteratura francese è la piattaforma delle tre opere girate da Andermann nei luoghi storici: Traviata di Dumas a Versailles, Hugo di Rigoletto a Mantova, e la citata Tosca di Sardou a proposito della quale il regista ricorda il controverso finale, quando l’autore del testo, Sardou appunto, propose a Puccini di “spostare” il corso del Tevere per rendere più drammatico il suicidio della sua protagonista.

Opera paradossale sin dal suo esordio nel 1900, anno del nuovo secolo: ci sono volute 24 telecamere per inquadrare i cantanti costretti, al di là di ogni scuola e di ogni abitudine, a recitare con naturalezza in luoghi acusticamente esposti senza seguire il gesto del direttore. Per il primo atto di Tosca, ricorda Andermann, i confessionali di sant’Andrea della Valle erano letteralmente pieni di microfoni per far ascoltare il suono dell’orchestra. E nessuno può immaginare cosa si dovette escogitare per tenere sveglio Placido Domingo, inimitabile Cavaradossi, tra la sera, trascorsa a cantare a Palazzo farnese e l’alba nella mole adriana. Intanto metà del mondo dormiva.

Per la Traviata parigina la telecamere erano diventate 28 e 32 furono per il Rigoletto.

Tutto  è stato più facile per i tre film in diretta realizzati nel giorni del solstizio  per tre anni consecutivi, dall’alba nel golfo di Sapporo, in Giappone, alla spiaggia di Rio de Janeiro, con protagonisti di eccezione come Lorin Maazel e Cathrine Malfitano, una Tosca uscita dall’Actors Studio. Un particolare pensiero Andermann lo indirizza all’ottuagenario Zubin Metha, compagno delle avventure televisive. E c’è anche un pensiero per Luca Ronconi e le molte ore trascorse con lui nelle colline dell’eugubino  per progettare una Cenerentola di Rossini.

Un mare senza fine l’eloquio di Andermann, Ma visto che  siamo di fronte a un uomo di spettacolo, ecco apparire sulla cattedra l’Emmy Award assegnatogli nel ’93, dopo il successo universale della Tosca. Difficile surclassare questo “colpo di teatro”.

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