Spoleto è invasa da extracomunitari accattoni e fastidiosi

Spoleto è invasa da extracomunitari accattoni e fastidiosi. Tutti chiedono soldi con insistenza, e qualcuno è perfino violento. Visto il fenomeno ormai fuori controllo, la situazione è diventata insostenibile. Un’orda di “cavallette” che arriva alle 8 alla stazione ferroviaria e poi si dirige dritta alle proprie postazioni: corso, Borgo e tutti i centri commerciali e supermarket.

Davanti ad ogni supermercato c’è una persona di colore.
«Buongiorno capo!». «Serve aiuto. «Amico»; e con l’orecchio sempre attaccato allo smartphone allungano la mano.

Piantonano l’ingresso anche tutte le 12 ore, e poi, finito il turno, passano alla cassa, si fanno cambiare in banconote gli spiccioli accumulati durante il giorno e quelli che non sono attrezzati con la bici, si allontanano a piedi con lo zainetto pieno di generi alimentari sulle spalle. Alcuni li vedi salire su una macchina che evidentemente è addetta alla “raccolta” serale.

In una interrogazione parlamentare si parla esplicitamente di «racket dell’elemosina», di un «caporalato che stabilisce turni, percentuali, profitti».

E c’e da registrare che via via contro l’accattonaggio molesto, petulante e “sospetto” alcune amministrazioni comunali si sono attivate con iniziative varie.

 

A Spoleto invece non si fa nulla per arginare il fenomeno.

 Ma allora: come difendersi, e soprattutto come distinguere i veri indigenti da furbi e profittatori?

Perché una cosa è certa: gli imbroglioni vestiti da accattoni non solo alimentano traffici sporchi, ma tolgono il “pane” ai veri poveri, alla gente disperata per davvero. Il contrasto all’accattonaggio molesto e al racket diventa allora un dovere, un atto di giustizia.
Tant’è che ci sono Comuni che hanno lanciato un appello direttamente ai cittadini: “Se volete fare del bene sostenete le associazioni che aiutano i bisognosi”.

“Non date l’elemosina davanti alla porta”: questo è l’invito che la direzione di un supermercato ha rivolto ai suoi clienti attraverso un cartello affisso all’ingresso.  Motivazione: “permette un introito dai 60 agli 80 euro al giorno, una quantità di denaro che un operaio specializzato italiano non riesce a guadagnare, considerando poi il fatto che si tratta di un importo netto esentasse”.
«Non c’e alcun intento razzista – ha spiegato il responsabile dell’esercizio commerciale – ma solo quello di tutelare il supermercato e i clienti, che infastiditi dai questuanti, hanno perfino iniziato a non frequentarlo più».

Neri davanti supermarketIl Famila al contrario è passato alle vie di fatto, adottando la politica dura della fermezza: nessuno più davanti alle porte o nei pressi dei carrelli.
E oggi, dove operava una squadra di “accattoni”, non c’è più nulla. Perché alla prima vista di queste figure l’ordine è quello di allontanarli.
Ma va da sé che lo Stato non dovrebbe lasciar da soli gli esercizi commerciali e le amministrazioni in questa battaglia.

La lotta all’illegalità e ai falsi poveri è sacrosanta, anche perché a forza di lasciar spazio ai professionisti dell’elemosina va a finire che si vanno a ledere proprio gli interessi delle fasce più deboli, i diritti dei veri bisognosi.
E non è vero, come si dice, che siamo solo in presenza di “una guerra fra poveri”, siamo invece, semplicemente e drammaticamente, di fronte ad una realtà molto più complessa, inquietante, dove si muovono indisturbate losche figure, ombre maligne che si ingrassano e che hanno fatto della miseria il loro business più grande, capaci di speculare senza ritegno sulla buona fede della brava gente.

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