L’organista Giulia Biagetti chiude in bellezza l’undicesimo Festival Laurenziano

di Stefano Ragni – Non poteva finire meglio di così. L’undicesimo Festival Laurenziano, che si era aperto con un titanico concerto di Adriano Falcioni si è chiuso con una serata a dir poco dirompente con un’organista toscana Giulia Biagetti. Una signora minuta, una statuina alla consolle del Tamburini, dotata di una straordinaria musicalità, capace di sollevare tempeste di suoni. Per essere la titolare dello strumento della cattedrale di Lucca, la signora Biagetti opera in stretto contatto con un personaggio della nostra vita cittadina, quel don Paolo Giulietti che si è guadagnato la stola arcivescovile nella città dei Puccini, di Boccherini, di Catalani, di Geminiani e di Barsanti. E cosa volete che possa offrire di più un’antica repubblica dove fiorirono banche e industrie? I relativi guadagni incrementarono anche una fiorente attività musicale di cui ancor oggi sopravvivono le tracce.

Il programma scelto dalla signora Biagetti è stato uno dei più stimolanti che abbiamo ascoltato in queste ultime edizioni del Festival. Tutta musica del Novecento, autori tutti collocabili negli anni ’50, e una prospettiva stilistica stimolante, irrorata delle innovazioni che, nel solco della tradizione, hanno saputo portare autori che, per l’evidente fluidità della loro musica, sono certamente anche organisti.

Era il caso del musicista di apertura, Bonaventura Somma, nato a Chianciano alla fine dell’Ottocento. Discepolo a Roma di Respighi fu docente al Conservatorio di santa Cecilia, direttore dei cori dell’Augusteo e compositore di candore francescano. Di lui ieri sera, in una cattedrale che non sapeva resistere all’irruzione del caldo della piazza, abbiamo ascoltato un deliziosa Toccata, dove le sollecitazioni virtuosistiche erano coinvogliate in un flusso armoniosamente polimorfo. L’ideale per iniziare un suggestivo percorso tra cose mai ascoltate.

Come la successiva Sonata op. 40 di René Luis Becker, cinque movimenti di sapore ceciliano, con un Preludio che declama ad alta voce e una Preghiera interna di movenze suggestive. Anche qui una Toccata che amplia la prospettiva di alacrità strumentale su un tessuto ritmicamente stimolante.

Decisamente e coerentemente funzionale la Suite Liturgique di Denis Begard, classe 1960. Sono quattro momenti liturgici, dall’ingresso, all’Offertorio all’uscita, con una Comunione centrale. Cosa che ci ricorda come dai tempi di Frescobaldi e Pasquini all’Elevazione gli organisti suonava pezzi discreti e mormoranti. Dal Vaticano secondo non si può fare più. Oggi, quando all’ostensione della sacra particola si sente spesso lo squillo di un telefonino si rimpiange un costume musicale che aveva attraversato secoli di storia cristiana.

Con Hans Andrea Stamm, tedesco di Leverkusen, anno 1958, la serata comincia a farsi decisamente anche piacevole. Stamm, oltre che organista, è anche autore di musica da film, e lo si sente nei deliziosi pezzi proposti dalla Biagetti: Ellylon, Toccata e Celtic Hymn. Oltretutto nella limpida prosodia della strumentista lucchese si apprezzano lucentezza e nitidi riverberi, frutto di una evidente eccellenza esecutiva.

Stupisce la Biagetti con il Concerto Study del piemontese Yon, soprattutto per la elasticità con cui l’organista riesce a districarsi sulla pedaliera, lei che le gambe lunghe proprio non ce l’ha. Pezzo forte degli organisti in carriera, stavolta smussato in una esemplare plasticità, senza aggressione.

Chiusura con un giovane James Christopher Pardini, classe 1973. Di lui un caleidoscopico Toccata on Amazing Grace, atmosfere di gioiosa festività pasquale, una musica che annuncia la gioiosa ed esaltante parola di uno Zarathustra che imprime la sua impronta festante sul terreno dove cammina.

Pubblico che applaude senza remore, nessuno accenna ad uscire. Due fuori programma, di conseguenza, che sono il meglio di quanto si potesse chiedere; Twilgth e Venus Toccata di Carol Williams. E siamo in area Tannhauser.

Tra i dati positivi di questa serata c’è anche l’annuncio che Falcioni, titolare dello strumento della cattedrale, ha dato al pubblico. Da ottobre e per tutto l’anno liturgico il Tamburini suonerà almeno una volta al mese all’ora del Vespro, con una continuità che il capitolo laurenziano ha voluto come edificante presenza nelle connessioni culturali della città. A presto, quindi.

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