I suoni magici del cinema al Festival della Musica di Castiglione del Lago

di Stefano Ragni – Squilla la tromba di Lilian Stoimenov per la musica dei più famosi autori del cinema italiano, quei motivi che sono nel cuore di milioni di italiani, da Rota a Morricone attraverso Piovani e Ortolani.
Un percorso suggestivo compiuto in compagnia della moglie, il soprano Alessandra de Negi e il giovane e valido pianista Stefano Piozzi, nella direzione comprensiva di Trio di Sofia.

IMG-20190821-WA0000Ieri sera la sala del teatro di palazzo della Corgna, avvolto in un caldo piuttosto impegnativo, è stata irrorata dal brivido di melodie evocative, trascolorate dal tempo che vi si è sovrapposto, ma ancora capaci di lasciare intravedere la trama di un fascino che sembra non averle intaccate.

Era la terza serata del Festival di Marzia Zacchia, undici edizioni di bella musica e di ottimi interpreti che accompagnano tradizionalmente la fine dell’estate, quando ancora la bellissima città lacustre è comunque piena di un turismo che sembra assetato delle cose d’arte e di cultura.

Il concerto inaugurale, che aveva visto anche la presenza del sindaco ha impegnato tre cantanti in un severo percorso operistico, Monica Colonna, il tenore Claudio Rocchi e il basso Mauro Corna avevano allestito un programma di arie e duetti coincidente con la vita di Ascanio della Corgna, signore del palazzo e personaggio tra i più importanti della storia umbra del tardo Rinascimento. Avendo come perno e polo storico la pace di Cateau Cambresis (1559) il don Carlo e l’Ernani verdiani sono stati i contenitori da cui attingere personaggi in cappa e spada, a cominciare da Elisabetta di Valois, sposa del vecchissimo re Filippo. Invettive, tradimenti, congiure, solitudine per un repertorio che ha letteralmente affascinato il pubblico. La seconda serata ha visto impegnati il soprano Miung Jae Cho, il pianista Georges Lopes e il formidabile flautista Christian Delafontaine, ospite del festival sin dalla prima edizione.

L’appuntamento con la musica da film ha ribadito il primato del suono italiano anche in questo campo. Provvidenziale l’apertura storia su Nino Rota, musicista di solidissima preparazione accademica, con studi con Pizzetti e Casella e l’ulteriore perfezionamento al Curtis di Philadelphia. Fellini lo chiamava “magico amico” e mai definizione fu più confacente a una collaborazione che va da “Amarcord” a “La Strada” a “La Dolce Vita”. Il “Padrino” appartiene ad altri, ma il timbro rimane inconfondibile, con quella dolcezza nostalgica che è la cifra distintiva di una cantabilità accesa e stimolata dalla vicinanza con le fonti di Prokofiev, e Kurt Weill, indispensabili per leggere tutta la produzione rotiana.

Un fuggevole accenno a Riz Ortolani. Non al celeberrimo “More”, cantato anche da Frak Sinatra, ma quel dolce e stucchevole “Dolce Sentire” che dal 1962 si dilata come un effluvio in mille adattamenti, dallo strumento, alla voce solista, al coro. Più pizzicante il sapore verdiano con cui Nicola Piovani ha saputo accompagnare il capolavoro di Benigni, “La Vita è Bella”. E poi l’inossidabile Morricone dello Spaghetti Western, dal “Pugno di Dollari” del 1964 alla “Leggenda del pianista sull’Oceano”. E un fuori programma di “Sacco e Vanzetti” a chiusura di un concerto percorso sotto continui e scroscianti applausi.

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