Voce e chitarra in ricordo di Marilena De Vecchi Ranieri

di Stefano Ragni – Seconda e conclusiva serata della brevissima stagione di letture e musica che la Fondazione Ranieri di Sorbello realizzata nel salone dello storico palazzo che si affaccia su san Domenico e sul versante sudorientale dello skyline perugino.

Stavolta la protagonista della scelta dei testi che ieri pomeriggio, al tramonto, sono stati recitati, era la marchesa Marilena De Vecchi Ranieri, madre dell’attuale presidente, il professor Ruggero, che in un breve ricordo delinea la fisionomia di una studiosa della letteratura odeporica che ha saputo inserire Perugia nel circuito delle città che vantano un nutrito parco letterario da cui attingere documenti e testimonianze.
Dopo la pubblicazione da parte di Volumnia del ricco volume “I viaggiatori stranieri in Umbria, (1550-1940), alla scomparsa della marchesa, avvenuta nel 2013, è emersa dagli archivi di palazzo una quantità ingente di ulteriori materiali di viaggio raccolti dalla studiosa per un ulteriore ampliamento del volume iniziale.
Alternare letture di testi a musica è stato ancora una volta una scansione vincente che, nella sua durata di poco più di un’ora ha visto protagonisti della sezione sonora due esecutori di grande rilievo, il soprano Monica Colonna e il chitarrista Alessandro Zucchetti, impegnati nella riproduzione di un programma marcatamente elegante, stilizzato e prezioso nella dizione evocativa.

IMG-20190827-WA0002E’ proprio Zucchetti che ha iniziato con una Pavana di Louis Milan, musica che plana verso di noi dal tardo Rinascimento, quando, nelle corti italiane degli Estensi, dai Malatesta, dei Gonzaga, il liuto era strumento di intrattenimento cortese. Ce lo ricorda ancora il Libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione, redatto a due passi da noi, al di là dell’Appennino, a Urbino quando i Montefeltro regnavano anche su Gubbio. Echi eleganti e discreti, per una grafia intima, miniature acustiche soffuse di dolcezza, un parlare sottovoce come conviene a discreti cortigiani di palazzo.

La prima lettura è quella di Eleonora Cecconi che rievoca i paesaggi etruschi di Dennis, quando ancora i tombaroli non avevano depredato il sottosuolo di tutto ciò che i sudditi di Porsenna si portavano sottoterra per alleviare una vita senza luce.

Ancora la musica con la voce di Monica Colonna; una canzonetta di Monteverdi e un’aria da camera di Carulli, due modi diversi per sottolineare, a distanza di due secoli, l’approccio della voce nella ovattata dimensione del salotto.

Di nuovo ad attingere dagli inediti di Marilena de Vecchi: stavolta lo strampalato viaggio in gommone che tre stravaganti americani, Eberlein, Marks e Wallis intrapresero dalle rapide del Tevere a Ponte san Giovanni alla volta di Roma. Il testo, “Down the Tiber and up to Roma” descrive in maniera esilarante ciò che accadde nell’agosto del 1929, quando i tre misero in acqua la poco affidabile imbarcazione e ne furono sbalzati all’istante fuori non appena il fondo toccò quelle inquietanti lame di roccia bianca che ancora emergono nei periodi di siccità. Andò a finire che, tra l’ilarità dei Ponteggiani, gli americani condussero il vascello con la corde, stando prudentemente a terra. Qualcosa narrato già dal Jerome in “Tre uomini in barca”, ma stavolta arricchito dal timbro della verità.

Dopo che Monica ha intonato une dei pochi pezzi gagliardi di John Dowland, il “Came again” è stata la volta di Chahinez Ragallah, la geniale traduttrice in francese del celebre romanzo di casa Sorbello, “La bella in mano al boia”. Al suo forbito idioma parigino è affidata una pagina di Sabatier, il pastore calvinista che, per amore di verità, consegnò ai cattolici un san Francesco laico quel tanto da goderne, ancora oggi, delle conseguenze. Circostanza di cui Sabatier ebbe subito modo di pentirsi, ma ormai era fatta. Mentre impazza la campana della chiesa del Gesù Monica e Alessandro devono attente lo spegnersi dell’ultima vibrazione prima di intonare il gran finale, “Nel cor più non mi sento” dalla Molinara di Paisiello e il mitico “Di tanti palpiti” dal Tancredi di Rossini. E scesa la notte e con questa cifra di eleganza neoclassica si chiude la quarta edizione di Musica al Tramonto a Palazzo Sorbello.

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