Turandot.com, un’operina capace di sedurre le nuove generazioni

di Stefano Ragni – Calato il sipario sulla sontuosa 52esima edizione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, che ci ha regalato il fiore della musica cinese, sia nel versante della grande e millenaria tradizione, sia sull’impatto che negli ultimi venti anni ha allineato il “paese di mezzo” ai più sofisticati standard occidentali, ci sembra opportuno tornare sopra una realizzazione che è stata tra le cose più calibrate nei rapporti col territorio.Turandot.com è un’operina andata in scena al teatro degli Illuminati nelle giornate centrali del festival, il mercoledì 4 settembre in emissione pomeridiana, con replica serale. Con la dizione di “fiaba futuribile” per quattro voci soliste, coro di voci bianche , ensemble strumentale ed elettronica è stata scritta dal perugino Raffaele Sargenti, desumendo il libretto dalla omonima fiaba di Carlo Gozzi. Settecento veneziano, quindi il mondo delle maschere, qualcosa che, ai suoi tempi, interessò anche Schiller.

Sargenti è un musicista a tutto tondo, classe 1980, elettronica in tasca, ma anche produzione da film, fondatore di Liquid-Opera, premio MIUR per la musica strumentale. Intervenendo sulla storia sacrata dal modello pucciniano, Sargenti ha costruito un libretto veramente interessante, inquadrando quello che è oggi il culto della rete, il tuffo senza fine nel web, la solitudine del cellulare in tasca: una società di giovanissimi alienati che chattano col nulla e si perdono nell’etere, coi risultati che poi abbiamo sotto gli occhi..

Quattro i personaggi deputati a cantare la storia: la studentessa di coding, che era Chiara Franceschelli, Calaf, giovane gamer, il tenore Tommaso Costarelli, Timur, nonno di Calaf, il fantastico Diego Savini e le venditrice on line, per la voce di Veronica Marinelli. Il coro di voci bianche Octava Aurea e i cantori dell’Istituto comprensivo statale “Alberto Burri” di Trestina costituivano gli utenti del web, i followers. E’ proprio su questa loro partecipazione che vorremmo soffermarci, perche la resa di questo gruppo ben nutrito di ragazzine, con la presenza complementare di tre maschietti, ha costituito la parte più formativa di tutta l’operazione. Prima di tutto perché la musica di Sargenti è piuttosto complicata e poi perché la memorizzazione delle note è andata di pari passo con una mobilità scenica che il bravissimo regista Tony Contarsese ha voluto complessa e sofisticata.

In tal senso va valutata più che positivamente l’operazione portata a compimento dal direttore della serata, Mario Cecchetti, che ha firmato uno spettacolo impeccabile, muovendo i suoi ragazzi con consumata duttilità e guidando gli strumentisti in buca chiamati a un compito tutt’altro che facile. Ricordiamoli, erano Damiano Babbini, Francesco Bagnasco, Ermanno Vallini, Luca Merzetti, Andrea Bigini, Margherita Sanchini, Laura Mancini, provetta percussionista, Simone Nocchi. Raffaele Sargenti, alle fonti del live elettronico ha purtroppo fatto del male alla sua partitura, bombardando gli Illuminati con sonorità da discoteca, cosa che appartiene, purtroppo, alla sua generazione.

Rendendo la vicenda comprensibile per qualunque ragazzo di età scolare Sargenti ha condotto comunque un gioco molto stimolante su quello che è oggi un pericolo che neanche Marcuse avrebbe mai previsto: gli adolescenti si immergono in una rete di relazioni che non sono realtà, ma illusione, costruiscono amicizie immaginarie, intrecciano amori inesistenti e abbracciano il nulla.

Calaf, a differenza dell’omonimo pucciniano, sogna una inafferrabile Turandot che non vedremo mai nel corso dell’opera. Perché, come dicevano le maschere “Turandot non esiste”. Viceversa c’è la tenera Liù che alla fine riesce a far innamorare di sé, stavolta realmente, Calaf, con un feel-good finale un po’ appiccicato, ma desiderato.

Allo sconsolato Timur non resta che commentare: “ Nei primi anni del Duemila non si chattava con nessuno, e si scambiava quattro chiacchiere con gli estranei” Diego Savini, anche in questa vocalità contorta, è riuscito a far brillare la sua bella dizione e il suo spessore acustico polposo: confermando quel successo che il Rossini Opera Festival gli ha riservato nelle recite del Viaggio a Reims, cosa di poche settimane fa.

“Coding, segreto dell’informatica, impari la cibernetica, realizza tutto ciò che vuoi, prova insieme a noi”, starnazza il coro, confermando lo squallore a cui vanno incontro gli adolescenti che ficcano la testa nella rete senza la minima guida degli adulti. Ammesso che i genitori la testa non ce l’abbiamo già infilata loro.

Questo fantastico spettacolo degli Illuminati, esaurite le giornate del festival, andrebbe proposto in ogni ordine di scuole, in Umbria e altrove, per l’efficacia e la e la piacevolezza con cui affronta il tema, mettendone in rilievo, in maniera assolutamente ludica, tutti i pericoli.

“Didatticamente efficace” ha definito Mario Cecchetti tutta l’operazione, realizzata con convinzione da Aldo Sisillo, direttore artistico del festival, coordinato, in loco, dalla Scuola Comunale di Musica, non casualmente dedicata a Puccini. Catharina Sharp e Klara Luznik hanno supportato l’educazione delle voci, prendendosi, giustamente, un sacco di applausi.

E’ questo, anche a nostro parere, il modo di coinvolgere quel mondo inafferrabile di giovanissimi che vagano come spiriti persi tra famiglie inesistenti e scuola inconcludente, invitandoli, con la seduzione della musica efficace di Sargenti a un dibattito che concerne, poi, il loro futuro.

Certo, spettacoli come questo costano, anche perché le scene, stimolanti ed evocative di Contartese non si posso certo portare in tasca. Occorre spendere, ma è un investimento su un futuro prossimo che ci riguarda tutti.

Operazione complessivamente realizzata nel territorio tifernate, col coinvolgimento di operatori locali a tutti gli effetti. Un plauso per i solisti che si sono mossi su tessiture difficili: Costarelli ha agguantati anche il suo sovracuto di un improbabile “Vincerò”, opposto alla voce dell’Imperial Game. Una cifra in più per non mettere nel cassetto uno spettacolo che può solo farci del bene. Sargenti, un musicista da apprezzare e da sostenere.

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