Anna Foa e il coro ebraico di Roma all’Università per Stranieri di Perugia

di Stefano Ragni – Ieri pomeriggio la Sagra Musicale Umbra è tornata alle sue origini con un formato storico, quello inaugurato sin dal 1937 da Guido Visconti di Modrone, il creatore della grande manifestazione cittadina. Il nobiluomo milanese, senatore del Regno, utilizzò l’Università di Stranieri sin dal 1935 per produrvi concerti preceduti da conferenza illustrative: il pubblico era quello degli studenti stranieri, ma anche la cittadinanza ne usufruiva. Poi, nel 1947, Francesco Siciliani, anche lui docente di storia della musica nell’ateneo internazionale, rivivificò il progetto che ancora oggi vive di felice esistenza.

La Sagra, con il suo pubblico fidelizzato guidato dalla presidente di Perugia Musica Classica, Anna Calabro, ha letteralmente occupato la sala Goldoniana per accedere a una conferenza di Anna Foa, grande personaggio della cultura ebraica, famosa docente della Sapienza di Roma, storica di vaglio. Nei cinquanta minuti  della topica lezione universitaria la professoressa Foa ha saputo ripercorrere con stringente efficacia il più che bimillenario percorso della Musica del Popolo Eletto, con una straordinaria efficacia espositiva, che non ha trascurato l’erudizione, ma si è misurata anche con la chiarezza di una documentazione storica  ineccepibile.

70675891_10218062834796097_7568341827116335104_oGiustamente la signora Foa non è partita da Jubal, “il padre di tutti quanti suonano la cetra e il flauto”,  (Genesi, 4,17) ma ha rievocato per noi il suono dello shofar, il corno di montone utilizzato nel mitico Tempio. Il primo Tempio, al di là della storia, luogo di alleanza tra cielo e terra, In quel luogo “tremendo” si suonava musica strumentale. Se ne occupavano i Leviti, custodi di una tradizione inalieanabile. Quando fu il tempo del secondo Tempio la musica fui solo vocale, quella centellinata dai celebranti. La conferenziera ha ricordato come, dopo la diaspora, nella Spagna delle Cantigas di Santa Maria di Alfonso il Saggio (sec. XIII) rifiorisse la cultura ebraica sotto sembianze sonore.

70512582_10218062831836023_8044405043111133184_oCosa che accadrà ancora nel Rinascimento nella Mantova dei Gonzaga con Salomone Rossi, un musicista non alieno dal produrre prodotti sonori da reinserire in Sinagoga. Sua sorella, Europa, danzatrice, deliziava la corte col ballo e il canto, prima di sparire tra le nebbie delle cronache. Quella dell’ingresso dell’organo in sinagoga sarà uno dei dibattiti più feroci tra tradizionalisti e innovatori. Fino al 1825 quando un personaggio come Enrico Bolaffi che realizzò il progetto. Organo sì, ma da non suonare il sabato. Dopo il 1848, la liberazione in tutta l’Europa civile e l’inizio di quella che fu chiamata Emancipazione. In oriente, dalla Polonia alla Russia la cultura Yddish  non accettava musica in sinagoga, ma fecondava una tradizione tuttora vigente: la musica Kletzmer, violino e clarinetto in strada e nei quadri di Chagall. Non a caso i migliori violinisti del secolo, da Stern e Milstein, Hayfez, Perlmann, sono ebrei.

Chiusura con l’orrenda evocazione del campo di sterminio di Terezin, dove i nazisti raccolsero il meglio dei musicisti ebrei rastrellati  in tutta l’Europa dell’est per esibirli davanti alle commissioni della Croce Rossa, per poi eliminarli.

Al termine della conferenza veloce trasferimento in aula magna dove erano schierati i cantori di Ha Ko, coro ebraico di Roma, con Camilla di Lorenzo al podio e Antonio Cama al pianoforte. Dodici canti della tradizione biblica in formato a quattro voci, dal matrimonio al canto dei giorni di Pesach, alla festa di Chanukka alla Amidà. Armonizzazione accattivanti e addomesticate in un piacevole stile scolastico dove la parola veicola la preghiera e la Grazia del Signore, anche quando scende il campo il Salmista per definizione, il re Davide, col suo Salmo 133. Utilizzando cantori della formazione si alternano frasi soliste a risposte collettive, passando all’articolo di fede di Maimonide, il filosofo del XII secolo, al Cantico dei Cantici, all’Igdal, inno attribuito da Daniel, musicista romano del XIV secolo. Dopo l’Alleluja, Salmo 150, canto che accoglie gli sposi al loro ingresso in Sinagoga, ecco una intonazione sefardita (Los Blblicos), e un Boker-boker di Vittore Veneziani, un grande protagonista della passata età dei grandi cori italiani. Con la brava Camilla che si rivolge al pubblico, tutti accompagnano con le mani una musica elettrizzante e trascinante. Un caldo abbraccio quello che il pubblico della Stranieri riserva agli ospiti ebrei, con il conclusivo saluto del rettore Giuliana Grego Bolli  che ricorda come l’ateneo di Palazzo Gallenga sia tuttora la casa della pace e della tolleranza.

     (Foto di Adriano Scognamillo)

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