Bella performance del soprano Chiara Mogini alla Stranieri

di Stefano Ragni – Il recente concerto che Chiara Mogini ha tenuto per il settantesimo anniversario della fondazione dell’A.GiMus, ha consentito al pubblico di Palazzo Gallenga di assaporare la pasta timbrica e le qualità espressive di una cantante che sta posizionandosi ai posti alti della classifica dei giovani interpreti.
Un percorso il suo non dissimile da quello realizzato da quanti “ce l’hanno fatta”.
Come il suo compagno di concerto, il tenore Davide Sotgiu, oggi felicemente in carriera in Italia e all’estero.
Il fatto è che la cantante perugina è in possesso di doti straripanti che emergono a ogni sua esibizione. A cominciare dalla gioia con cui Chiara porge la sua vocalità, uno spontaneo flusso di timbrica bella, insinuante, potente che avvolge l’ascoltatore sin dalla prima emissione. Poche sere fa si è rinnovato quel fluire di forti sensazioni che scaturiscono dalla lettura dello spartito musicale che Chiara legge con la sconcertante chiarezza della “verità”. La capacità di immedesimazione col personaggio è una delle componenti del suo porsi dinanzi un auditorio.

Per lei gli spettatori sono tutti potenziali interlocutori da avvincere e convincere.  Le tecnica, pure evidente, si coniuga con la capacità di sentirsi personaggio in causa, pur nella brevità della durata di un’aria. Così è stato sere fa, all’Università per Stranieri, sia che cantasse la Suzel di Amico Fritz, la Elvira di Ernani o la piccola Iris, riprodotta con sconvolgente veridicità. Passata indenne per le ardue sinuosità dei Pagliacci di Leoncavallo, Chiara ha chiuso con il verdiano “Tu che le vanità”, facendo ricordare a molti di cosa era capace, in questo pezzo, la indimenticabile Antonietta Stella.
L’attuale posizionamento di Chiara nel suo percorso è ora alla vigilia di una svolta importante. Dopo aver debuttato al Lirico Sperimentale con Bohème, la giovane perugina aveva al suo attivo già presenza da protagonista in Amico Fritz (Livorno) e Cavalleria Rusticana. Confermando la sua vocalità al Nuovo di Spoleto con Amelia di Ballo in Maschera, Chiara manifestava la sua voglia di essere personaggio “forte”, capace di attestarsi in ruoli  drammaticamente potenti. Solo lo scorso anno con una Tosca a Ravenna e una Carmen a Messina il nostro giovane soprano ha concluso la parabola con una Cavalleria Rusticana con la regia di Cristina Muti.
In un virtuoso percorso scuola-lavoro Chiara ha passatoi un anno intero a Parma e Busseto, come studentessa dell’Accademia Verdiana.
Qui ha avuto docenti di rilievo come Giovanna Casolla, Fiorenza Cedolins, Roberto de Simone, Mariella Devia, Sonia Ganassi e Barbara Frittoli. Il 19 ottobre scorso, a Parma, nel Palazzo Ducale del Giardino, Chiara, che ci tiene a ricordare di essere nata ad Assisi ha ricevuto il premio verdiano istituito dal Teatro Regio di Parma e da Sinapsi Group con una motivazione davvero lusinghiera.
Il “breve” del riconoscimento recita così: “Vocalità piena e morbida,  buona duttilità musicale e grande energia interpretativa, capacità di affrontare vari repertori con disinvoltura, marcato temperamento drammatico, grinta naturale, apertura mentale nell’affrontare brani molto impegnativi, notevole maturità interpretativa unita a una vocalità importante per colore e volume da soprano lirico spinto, attenzione ad approfondire  gli aspetti tecnici ed interpretativi con passione e determinazione”.
Difficile chiedere di più a una ragazza che è ancore nel fiore degli anni.
Non resta quindi che fare tifo e augurarsi che presto Chiara Mogini, assisana o perugina che sia, si collochi nell’Olimpo di quelle voci femminili che sono uscite dal Conservatorio perugino da almeno due generazioni; citiamo, per difetto, la  Stella, Anita Cerquetti, e, in seconda battuta, Gloria Banditelli, Laura Musella, Marina Comparato, Tullia Mancinelli, Diana Bertini, Milena Josipovic, Daniela Broganelli. Tutte a vario titolo protagoniste di un prezioso registro di bellezze vocali.

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