Omaggio all’Umbria al Quirinale con l’Orchestra Gioachino di Pesaro

di Stefano Ragni – Ancora una volta Omaggio all’Umbria al Quirinale. E non sarà certo l’ultima per Laura Musella, la donna dal pollice verde per la musica.

Non sono stati pochi gli umbri che, domenica mattina, hanno varcato le soglie del palazzo reale dei Savoia per accedere alla cappella Paolina, il capolavoro architettonico di Carlo Maderno. Un trionfo di barocco che volge già al Rococò, con un soffitto in stucco opera di maestri ticinesi, un alveare di piccole celle con rosoni a draghi e putti che, per la loro porosità, sono la migliore garanzia per una acustica perfetta. La delegazione, appositamente assemblata da Laura per rappresentare l’Umbria ai suoi massimi livelli comprendeva, tra gli altri, il presidente della Giunta, Tesei, l’assessore Agabiti, il presidente Cardella, il cavalier Colaicovo, il consigliere regionale Donatella Porzi. Occasione della mattinata musicale era il concerto inserito nella programmazione della Presidenza della Repubblica, che opera in collaborazione con Radio3 e RAI Quirinale: la manifestazione, commentata da Stefano Catucci, era ascoltata in diretta da tutto il paese.

In pedana l’orchestra Gioachino, una formazione giovanile di ragazzi e ragazze tra i quattordici e in venti anni fondata, a Pesaro, da un geniale musicista come Michele Mangani. Cresciuta sotto le sue cure, coordinata da una squadra di genitori che ce la mettono tutta per l’educazione dei propri figli, la Gioachino è una realtà pulsante che non ha niente d invidiare a complessi similari. La ricordiamo protagonista di bellissimi appuntamenti musicali per Omaggio all’Umbria a san Francesco di Montefalco e sul sagrato dalla Basilica di san Francesco ad Assisi, giovani artisti orgogliosi, svettanti, propulsivi di una energia sana e comunicativa. Oltretutto perfettamente in linea con quanto il festival umbro persegue, ovvero l’interesse e l’incremento delle realtà musicali giovanili.

Laura Musella, folignate memore delle sue origini, ma non dimentica della tragedia che ha colpito il cuore territoriale del triangolo colpito pochi anni or sono dal terremoto, ha voluto che la Gioachino non fosse solo l’espressione delle zone marchigiane coinvolte nel sisma, ma che, tra i suoi leggii, vedesse sedere anche giovani provenienti dalle limitrofe realtà, Lazio, Abruzzo e Umbria, analogamente colpite. Naturalmente non con criteri puramente geografici ma sempre rispettando una scala di valori qualitativi accertabili. Per la nostra verde regione un solo leggio, degnamente occupato dalla diciottenne violinista Bianca Pianesi, studentessa del Liceo Musicale Mariotti. E’ così che sulla pedana della Cappella, a metà concerto, c’è stato un autentico cambio-palco, con l’avvicendamento di strumentisti che si sono dati alternati per ricoprire i ruoli richiesti dal programma. Il tutto coordinato da un podio-rosa, quello di Beatrice Venezi, direttore d’orchestra lucchese, appena ventinovenne, catapultata sulle soglie della notorietà sia per concorde interesse dei mass-media, che per una pubblicità televisiva di non poco conto.

Alla sua conduzione fervorosa e appassionata era affidato un polittico di brani che Catucci, nella sua presentazione, ha voluto sottolineare come appartenenti a musicisti del Novecento che hanno scritto questi pezzi nella fase giovanile della loro creatività. Il che farebbe quadrato con il teorema di Laura Musella sullo spazio giovanile.

Musiche di un certo interesse, ma non certo il top della straordinarietà. La St. Paul’s Suite di Gustav Holst, quello dei Pianeti, risale al 1912-13, quando il musicista dirigeva il complesso d’archi di un college femminile inglese: la didascalicità dei quattro movimenti rispetta le esigenze richieste e non nuoce a nessuno. La Simple Symphony di Britten è forse più conosciuta, e con la sua piacevole scorrevolezza, anche sotto i tempi piuttosto accelerati della Venezi, rivela già il musicista di talento.

Doveroso a nostro avviso l’inserimento di un brano di Miche Mangani, presente in sala: il suo Jawish Suite di recente produzione era un polittico di chiara ispirazione kletzmer che ha consentito l’inserimento di alcuni strumentisti a fiato che hanno punteggiato la piacevole stesura, una pagina decisamente “verde”, di quelle destinate a persuadere i giovanissimi che la musica “colta” non brontola, ma sorride. Basta suonarla.

Chiusura con la Danze Rumena di Bartok: una insalata di atteggiamenti strumentali legati al folklore transilvano che il geniale musicista magiaro confezionò, in piena Grande Guerra, nel suo tragitto dallo studio scientifico della musica popolare balcanica al prodotto da sala da concerto. Con esiti stupefacenti, vista la duratura popolarità di questo piccolo cammeo suonato, ancor oggi, in tutte le combinazioni musicali possibili.

E data che di Gioachino si trattava, c’è stato anche un bis, la piccola Tarantella che il pesarese ripensò nei suoi anni parigini, a suffragio di un abbraccio con la capitale partenopea che gli portò successo e gli consentì una maturazione drammaturgica esemplare. Dopo la fastosa mattinata del Quirinale, a cui non sono stati estranei gli applausi di Gianni Letta e Fausto Bertinotti, da sempre sodali di Omaggio all’Umbria, Laura Musella si prepara agli imminenti appuntamenti di Terni, con Uto Ughi e i Filarmonici di Roma, e di Foligno, chiesa di san Giuseppe Artigiano, con la Cappella Papale Francescana di padre Giuseppe Magrino.

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