Il magico violino di Stefano Mahanna

di Stefano Ragni – A poche ore di anticipo sul Solstizio, che è scoccato alle 4 e 19 di questa mattina, ieri sera al Teatro Nuovo-Giancarlo Menotti, Stefano Mahanna ha anticipato l’evento astronomico suonando l’Inverno di Vivaldi. Con tutte quelle folate di vento che ieri e oggi stanno flagellando anche l’Umbria, con lo sconcertante riscontro di temperature piuttosto miti.

La trascinante presenza del violinista romano sul palco del Menotti è stata ieri sera salutata dall’assessore Ada Urbani, che ha chiamato accanto a sé anche il sindaco De Augustinis, per un saluto augurale che sottolineava l’importanza di un evento propiziato anche dalla Regione dell’Umbria e dalla Camera di Commercio di Perugia. Il concerto si spalmava su quella programmazione che Omaggio all’Umbria sta realizzando nelle zone del terremoto, con i particolari requisiti richiesti dal bando regionale: presenza di giovani e di qualità.

Ora è veramente difficile pensare a qualcosa di più pregevole di questo poco più che venticinquenne artista romano, violinista, pianista, organista provetto, nonché neolaureato in giurisprudenza. Una combinazione di talenti che non ha eguali, perché poi, quando imbraccia il suo violino, Stefano spazza via tutte le considerazione accademiche e fa scintillare quella fiamma di virtuosismo che lo fa ascoltare col fiato sospeso. Disinvoltura, naturalezza, spontaneità sembrano provenire da un tocco di bacchetta di Henry Potter, ma dietro si avverte qualcosa di inquietante, di faunesco, di silvano, di bacchico. Un colpo d’arco di Stefano, come quello che abbiamo visto lanciato in aria, mentre le mano sinistra batteva la gragnuola di pizzicati nel Capriccio Ventiquattro di Paganini non hanno spiegazione logica, neanche nello studio necessario per produrlo. E’ questione, direbbe Nietzsche, di Gaia Scienza.

Accompagnato dalla sua piccola formazione ad archi, i Novi Toni Comites, tutti giovanissimi, Mahanna ha snocciolato implacabile almeno tre numeri da alto tasso di spericolatezza: la Zingaresca di Sarasate, il Kreisler-Pugnani e la “Ridda dei folletti” di Bazzini, quest’ultima tutta un feroce “balzato” d’arco. Li ha suonati imperturbabile, come se si stesse scaldando per i successivi numeri vivaldiani, l’estate e il citato Inverno. E dato che nei due brani c’è un concentrato di calamità naturali, la tempesta ferragostana e il rigido spirare della Bora veneta, potete immaginare come Mahanna si sia divertito a triturarci le orecchie con tutto quel soffiare di vento, con quel violino che sembrava cercare ogni angolino dei palchi del teatro per far vibrare l’aulico e antico legno.

C’è qualcosa di commovente nella semplicità e nell’umiltà con cui questo piccolo e delicato ribaldo sembra volerci dire: vi offro quello che so fare, non chiedetemi di più. E di questa modestia lo ringraziamo.

Con un rapidissimo cambio-palco, l’atmosfera è completamente cambiata quando dai massimi-sistemi non-euclidei di Mahanna siamo tornati sulla terra con gli impasti timbrici del coro dei Laudesi Umbri, la creatura plasmata dall’indimenticabile padre Giannoni ed oggi affidata alle mani sapienti di padre Matteo Ferraldeschi, un cognome che sa di nobiltà marscianese. Invece si tratta di un frate francescano che si distingue per una intensissima capacità di dirigere cori e di promuovere iniziative legate alla collettività romana e vaticana.

Sotto il suo gesto i Laudesi si sono mossi nell’ambito dei canti della grande tradizione natalizia, una componente essenziale della civiltà europea che riconosce in essi le radici del suo umanesimo e della sua coesione politica e civile.

Siamo partiti da un processionale francese del Quindicesimo secolo, il “Veni Emmanuel”, per approdare a “Bianco natale” di Berlin, ai carols inglesi e americani, fino al Mendelssoh di “Hark the erald angels sings”.

Due momenti in chiusura, con padre Ferraldeschi nei ranghi del coro e Novi Comites che suonano sotto il gentile gesto di Mahanna l’Ave Verum di Mozart e lo splendente “Adeste fideles” vera marcia trionfate di un cristianesimo invitto.

Laura Musella, sovrintendente e direttore artistico di Omaggio all’Umbria, donna che pochi giorni fa ha portato il suo festival nella Cappella paolina del Quirinale, non si è tirata indietro nel fare la spola tra quinte e palco, presentendo ogni brano. Anche questo è spirito del Natale.

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