Rosabianca Merico, una pianista da Gualdo Tadino a Vienna

di Stefano Ragni – Passare dalla piccola Gualdo Tadino alla maestosa Vienna, la capitale della musica, la città di Mozart, Beethoven, Schubert e Brahms è indubbiamente un bel salto. Soprattutto poi se si diventa insegnanti nel leggendario corpo docente del Conservatorio viennese, uno dei templi intangibili dell’accademismo internazionale, giustamente dedicato alla memoria di Franz Schubert.
Con la musica nel cuore e il pianoforte sotto le dita Rosabianca Merico, ci racconta le fasi di una vita quantomeno avventurosa che dalle pendici del Serrasanta l’hanno indirizzata nei luoghi dove alita ancora il sospiro degli Strauss, di Mahler, di Schoenberg.
«Ho iniziato a studiare il pianoforte con un personaggio che poteva benissimo essere impaginato nei capitoli dei Promessi Sposi. Padre Teobaldo ci insegnava la musica nella scuola dei Cappuccini che frequentavo da bambina, perché era vicino a casa mia. Cantavo nel coro, ma quando padre Teobaldo mi vide così interessata cominciò a darmi lezioni di pianoforte. Avevo sette anni, le lezioni a casa costavano allora duemila lire, e io studiavo i pezzi di Bach, dato che padre Teobaldo era un organista. Quando, dopo avermi sentito suonare la Toccata e fuga in re minore, padre Teobaldo decise di mettersi da parte, mi indirizzò al maestro Alberto Ciammarughi, ad Assisi, nella sua scuola di Santa Maria Maggiore. Il mio insegnante di armonia era Franco Radicchia. Poi fu la volta del geniale Michele Rossetti, per almeno tre anni, fino al diploma conseguito al Morlacchi sotto al guida di Franco Fabiani. In seguito, casualmente, in un corso di Annibale Rebaudengo frequentato a Milano, scoprii il metodo Suzuki, capii che quella era la mia strada. Da più di venti anni il metodo di insegnamento Suzuki è diventato per me una filosofia di vita. Il suo motto “ogni albero vivo germoglia e produce i suoi frutti” è un credo che continuo a sperimentare nel mio insegnamento, constatandone i felicissimi risultati. E la mia “paziente zero” è stata proprio la mia adorata figlia, Gaia, oggi violinista affermata, con la quale ho applicato il metodo alla lettera, facendo la necessaria parte del genitore che aiuta il bambino a studiare, insieme e dovunque, a casa, in ospedale, a scuola, in vacanza, con costanza e attenzione».

Che la didattica in casa Merico abbia funzionato alla perfezione lo dimostra proprio la giovanissima Gaia Frontera, diciannovenne violinista, che suona ovunque e che recentemente, proprio per le sue qualità professionali, ha avuto in affido un prestigioso strumento Galliano del 1740.
Arrivare a questo traguardo, per madre e figlia, non è comunque stato facile.
Tutto parte da un libro, acquistato per dodicimila lire, che aveva in copertina la foto di un ometto circondato da tanti piccoli violinisti. Il libro, debitamente incellofanato, fu sfogliato da me come una Bibbia. Letto e riletto. Ancora oggi, da riaprire come una confezione di vitamina.
Shinichi Suzuki, è il nome di un maestro che è ormai un patrimonio dell’umanità musicale. Rosabianca, intenzionata a perfezionarsi in questa didattica, andò a studiarsela negli Stati Uniti.
«Iniziai il corso senza sapere se lo avrei terminato, ma era mia intenzione, con la musica, cambiare il mondo. E, non mi vergogno di dirlo, questo è ancora il mio progetto. Vengo da Gualdo Tadino, città bellissima tra le montagne, che adoro e che mi manca come l’aria. Ma la città mi stava stretta, ci stavo scomoda per la sua angustia».
Al ritorno dall’America Rosabianca va a insegnare a Roma, creando una sua scuola. L’avvio è promettente, non mancano soddisfazioni e guadagni, ma un metodo di insegnamento così complesso, che, opportunamente modulato, spazia dalla matematica agli Hiaku giapponesi, alla letteratura del Seicento, a Basho, poeta d’eccellenza, non trovava il necessario supporto nel corpo docente collegato con la pianista gualdese. Di qui la necessità di sganciarsi da una situazione ormai ostile.
«La scuola era piena di allievi, ma io non ero felice. C’era l’affitto da pagare e mia figlia, Gaia, allora adolescente, studiava a Fiesole con Vernikov. Per tre mesi mia figlia ed io siamo vissute in una Roma ostile, in un appartamento senza corrente elettrica».
È evidente, a questo punto, come Rosabianca sia riuscita a conciliare in maniera eroica, i suoi compiti di madre con quelli di docente di musica. Per seguire il maestro Vernikov, vero nume tutelare di Gaia, che offre alla piccola violinista un corso all’Alta Scuola di Losanna, mamma e figlia si trasferiscono in Svizzera.
«Da Roma a Sion, la città del Vallese resa famosa da quello che viene considerato il più antico organo d’Europa e che ha ospitato per decenni la scuola violinista di Tibor Varga. Mentre Gaia frequentava le lezioni di Vernikov io lavoravo dalla 5 alle 7 per pulire un pub, poi facevi la baby sitter fino alle 14. Nel pomeriggio un mare di lezioni di pianoforte, per tutto il cantone Vallese tra un treno e l’altro, ma tanti piccoli allievi affettuosi».
Il successivo passaggio è a Vienna, dove Gaia entra nella scuola di Dora Schwarzberg. Rosabianca inizia il suo lavoro di insegnante con una deliziosa bimbetta italo-austriaca, Marie Sophie. Gli allievi diventano più di una quarantina e vanno dai 3 ai 30 anni. Occorre una didattica snella, aggiornata.
«Ricomincio anch’io a studiare. In possesso del quarto livello, sto studiando per conseguire il quinto, il più filosofico. Da due anni insegno in Conservatorio, tengo due corsi di pianoforte con metodologia tradizionale (Bachelor di 4 anni), Master (biennio) e corsi di pre-college con Metodo Suzuki. Ora Gaia ha la sua autonomia. Studia ad Hannover e si gode i frutti della sua costanza allo studio. D’altra parte, a sei mesi parlava già due lingue, a due anni iniziava lo studio del violino, e tre scriveva e leggeva, a nove era nella classe di Vernikov a Fiesole. A sedici anni ha vinto a Bruxelles il Grumiaux Violin Competition, a diciassette si è esibita al Misikverein di Vienna, nella Glasener Saal».
Rosabianca e Gaia, due donne umbre che sono da considerarsi a pieno titolo eccellenze della regione. Un patrimonio che non va considerato disperso, perchè le loro radici son qui, lungo l’antica via Flaminia, nella Tagina romana, dove per loro ci sarà sempre il luogo dell’origine, dell’affetto e della memoria.
«Per ora vivo a Vienna, e in Austria mi sento a casa mia solo se penso alla mia piccola Gualdo e all’Umbria. Parlo una lingua che viene capita, anche se non è il tedesco, l’italiano o l’inglese. È un esperanto che ha per vocaboli le note musicali, un idioma che tutti amano, perché sanno quanto sia bello parlarla e regalarla. I miei bambini studenti non faranno tutti i pianisti, ma tutti apriranno il loro cuore quando si porranno di fronte a un ascolto musicale. Ne sono certa».

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