Gaia Frontera, un violino internazionale

Una storia tutta umbra, concisa nella successione dei fatti, semplicemente eccezionale nella sostanza. Perché in poco più di diciannove anni sarebbe difficile fare di più.

Gaia Frontera è nata nel 2000 ad Assisi. Quindi è una millenial.

Con una madre musicista (Rosabianca Merico), devota al metodo Suzuki il suo destino non poteva essere diverso: a tre anni imbraccia il suo violinetto e va a lezione da una didatta a cui hanno fatto ricorso non pochi futuri strumentisti, Aloys Hellyer. Del pianoforte se ne occuperà a partire dai sette anni, Michele Rossetti, didatta impareggiabile. Per quanto concerne il violino la mano passa a Lorenzo Fabiani che la segue a titolo di amicizia per cinque anni. Nel frattempo, ad appena otto anni Gaia vince il suo primo premio a Viterbo. In commissione la compianta Beatrice Antonioni, orecchio fine di superba musicista che, nei pochi minuti dell’audizione nota l’eleganza e la funzionalità con cui Gaia sa impugnare l’archetto. Di qui un consiglio aureo: accedere a una scuola violinistica di rilievo,

E’ appena il 2008 e la destinazione è la Scuola di musica di Fiesole, una sorta di fonte Castalia voluta tenacemente da quel vecchio leone della musica che fu Piero Farulli.

Lì avviene il contatto con Pavel Vernikov, un violinista ucraino che si è formato a Mosca alla scuola del mitico David Oistrak. La piccola assisana si conquista subito i suoi primi galloni, rientrando nel progetto di una borsa di studio che l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano le assegna, sia per frequentare il corso alla villa La Torraccia che per accedere alla relativa preparazione per i grandi concorsi internazionali. Sono cinque anni di lavoro in una dimora storica dove sono di casa Muti e Abbado. Cipressi orgogliosi che circondano un edificio dannunziano e una limonaia che diventa la storica sede dell’Orchestra Giovanile Italiana. Il rapporto di fiducia tra Vernikov e Gaia si solidifica, matura una fiducia reciproca, studente verso maestro, ma anche docente sempre più convinto di avere nella sua scuderia un cavallo di razza. E’ di pochi mesi fa l’assegnazione, grazie alla intermediazione di Vernikov, di un prezioso violino Gennaro Gagliano del 1760. Un comodato d’uso sancito dal direttore dei corsi, il grande violoncellista Alain Meunier, più volte ospite, nelle stagioni, dei nostri Amici della Musica. Si tratta di qualcosa di più di una Ferrari nelle mani di una non ancora compiutamente ventenne.

Esaurita la maturazione a Fiesole, Gaia segue Vernikov in un nido d’aquila delle Alpi svizzere. A Sion, una cittadina raccolta sotto un castello che sembra quello di re Artù e una cattedrale, sainte Marie de Valère, che custodisce ancora l’organo più antico d’Europa, c’è una Haute Ecole di perfezionamento violinistico che fu fondata da Tibor Varga, un violinista che rappresenta il primo Novecento storico.

Solo un anno nella capitale del cantone Vallese, poi il passaggio a Vienna, nella classe di Dora Schwarzberg. Per un insperato colpo di fortuna Gaia ha la possibilità di sostituire la sua maestra in una interpretazione del Doppio Concerto di Bach. Una prova talmente positiva da convincere la signora Schwerzberg che Gaia deve puntare ancora più alto.

Si sceglie l’ammissione alla classe di Krizstof Wagrzyn all’Università di Hannover. Solo tre posti disponibili per settantacinque partecipanti provenienti da mezzo mondo. Gaia ci rientra e ora studia lì, imbracciando il suo Gagliano.

In piena maturazione la giovanissima assisana sa benissimo di essere entrata in un’orbita in cui si realizza la musica ai massimi livelli possibili.

Dove, oltretutto, anche i molti premi vinti negli ani di apprendistato rischiano di contare poco. E si parla comunque di competizioni tipo il Grumiaux di Bruxelles. Riconoscimenti recenti fioccano. L’associazione “Musica con le ali” la seleziona per concerti che si tengono alla Fenice di Venezia, a Palazzo Pitti a Firenze, al Carlo Felice di Genova. Dal 2017, ininterrottamente suona a Philadelphia, nell’ International Musica Festival e, all’inizio di quest’anno, ottiene il Premio Excellentissimus da “Le cattedrali europee della letteratura”. Nella stessa serata condivide gli onori con Ennio Morricone.

Ora Gaia si sta preparando per affrontare i grandi concorsi internazionali, quelli che ti fanno volare direttamente in tutto il globo. Una vita “vagabonda” per una ragazza ancora giovanissima, ma suddivisa in tanti scomparti, tra loro comunicanti. La giovinetta assisana legge moltissimo da diciotto anni pratica la danza classica, parla .quattro lingue ed ama la matematica. E, probabilmente c’è in lei quella forza morale, quella solidità che le deriva da essere nata in una città che “sente caldo e freddo” dal vento del Subasio, ma che racchiude nello scrigno della basilica francescana il sigillo di uno sconfinato amore per il mondo.

     Stefano Ragni

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