Lectio e concerto di Stefano Ragni dedicati a Rossini

Celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario della scomparsa di Gioacchino Rossini nell’aula magna di palazzo Gallenga.

Ha aperto la sessione di incontri dell’AGiMus, che si svolgeranno tra febbraio e luglio, una conferenza con concerto del professor Stefano Ragni, docente di storia della musica nell’ateneo internazionale.

Stefano Ragni Ieri pomeriggio si è tenuto il primo incontro dei cinque che vedranno il professor Ragni impegnato nella scansione dei temi e dei motivi che ricorderanno le fasi dell’affermazione di uno dei più geniali musicisti italiani dell’Ottocento, un uomo dalle configurazioni esistenziali “moderne”, capace, con la sua musica graffiante, di portare alla luce molti elementi della modernità.

A cominciare da quella fatidica illustrazione della “forza lavoro” che nella figura del protagonista del Barbiere di Siviglia, legherà la musica di Rossini alla affermazione della nascente classe borghese, imprenditori e uomini di impresa che nei formidabili “crescendo” del maestro pesarese, troveranno il riscontro di una crescita esponenziale di quel piccolo Figaro che è in ognuno di noi, quando si comincia la scalata delle tappe della vita.

Convinto estimatore della musica rossiniana, il professor Stefano Ragni, che per tre anni fu docente al Conservatorio Rossini di Pesaro, ha iniziato il suo percorso espositivo facendo riferimento alla produzione giovanile del maestro, a cominciare dalla Sonate a quattro, scritte nel 1804 da un musicista ancora digiuno di nozioni tecniche e scientifiche. Pure, in quelle filigrane per complesso a corde, si avverte già il nitore di una lezione strumentale che veniva dai modelli austro tedeschi assimilati dal giovane Rossini al Liceo Filarmonico di Bologna, vera fucina di talenti a cui si affacciarono, in contemporanea, anche Morlacchi e Donizetti.

Nello svolgimento della conferenza, sottolineata da puntuali e pertinenti esposizioni al pianoforte, si sono toccati i motivi salienti di una progressiva fascinazione che avvolse i contemporanei di un’Italia piagata ancora dalle guerre napoleoniche. Era il 1808 quando un Rossini appena quattordicenne firmava la sua prima opera il “Demetrio e Polibio”, oggetto di una commissione privata della famiglia Mombelli.

Quando , nel 1813, lo ascoltò Stendhal, ne fece l’oggetto di una recensione memorialistica piena di affetto per un musicista che stava muovendo i suoi primi passi, già antesignano di un superamento dei moduli stilistici del coevo melodramma.

Quando, nel 1810, il teatro san Moisé di Venezia applaudirà “La cambiale di matrimonio” , il primo vero successo pubblico premierà un autore diciottenne, cresciuto nell’alveo dei modelli teatrali mozartiani, ma già portatore di quella febbrile e ossessiva ritmicità che sarà una delle schegge di modernità che Rossini lancerà nel mondo operistico della sua età.

Con la esecuzione al pianoforte della sinfonia e della prima scena della farsa, il monologo di Tobia Milla davanti a un mappamondo che non riesce a svelargli la posizione del Canadà, il prof. Ragni ha fatto rivivere la scintillante e coinvolgente comunicativa della musica del primo Rossini.

Il pomeriggio si è concluso con un ricordo di un abituale ascoltatore dei concerti del Gallenga, Giancarlo Calogero Viviani, scomparso pochi giorni fa. Le note della Preghiera del Mosè hanno ricordato un personaggio la cui presenza era sorretta da una intelligenza vivace, estrosa e creativa.

Prossimo appuntamento nel mese di marzo, con le due opere giocose “L’equivoco stravagante” e “L’inganno felice”.

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