Armonioso Incanto a Sant’Antonio

di Stefano Ragni – Le incantevoli voci di Armonioso Incanto si sono fuse domenica pomeriggio con la voce dolcissima dell’organo Mattioli nella suggestiva chiesa di Sant’Antonio abate, cuore d’arte dell’omonimo borgo.
E’ stata la cerimonia di inaugurazione di una nuova stagione di concerti scaturita dalle costole dell’A.Gi.Mus., partorita dall’iniziativa e dalla progettualità del presidente nazionale, Salvatore Silivestro e dalla sezione perugina intitolata a Valentino Bucchi.
Una perfetta coesione con l’associazione Borgo Sant’Antonio-Porta Pesa garantirà per tutto l’anno una serie di appuntamenti musicali, per l’esattezza venti, che godranno anche dell’utilizzo del prezioso oratorio, gioiello strutturale dell’urbanistica  del piccolo quartiere che da anni, cominciando coi presepi d’arte, fa di tutto per sottrarre lo storico nucleo medievale dal degrado che interesse non poche zone limitrofe. Orgoglio cittadino, indubbiamente, ma anche saggia gestione di ciò che di bello ci hanno lasciato i nostri padri, un piccolo baluardo a bar malfrequentati e friggitorie puzzolenti.
cbb8d128-fb8d-4046-a866-a6ca15b4282aPer l’inaugurazione domenicale si è voluto scegliere qualcosa di piuttosto solenne, valorizzando anche quella perla musicale che è nel luogo, ovvero l’inestimabile organo edificato nel 1610 da Angelo Mattioli. E’ il più antico strumento a canne della città, che aveva nella limitrofa chiesa di santa Maria Nuova dei padri serviti un Luca Neri che, se non fosse stato smantellato e cannibalizzato, sarebbe stato uno dei più antichi organi italiani. Anche il Mattioli corse un serio pericolo per un fulmine  che lo sbriciolò, ma l’organaro perugino lo assemblò di nuovo nel 1654.
8ec6644e-9a7e-4621-a647-20f3f860731aPoi anche per lui fu il degrado. Ricordiamo di averlo visto ridotto a sezioni, col mantica semplicemente appoggiato sul pavimento. Ma le mani sante di Eugenio Becchetti e di sua figlia Elvira, anno dopo anno, lo hanno riassemblato  con una rara combinazione di professionalità e di devozione, fino a che nel 2015, in concomitanza col ripristino della bellezza della chiesa. Monsignor Giulietti  potè benedirlo e riavviarlo a nuova vita.

Oggi, con le sue tre campate a cuspide ripristinate a tinte chiare dall’ebanista pisano Michele Busti, con una leggiadra raffigurazione del Bambino col Battista su uno sfondo peruginesco, le canne distribuite a gruppi di nove, sette e nove, fanno rivivere quelle tinte tenui, ma vibranti che sono la caratteristiche dell’organaria italiana del Seicento. Talmente legata all’uso con il canto  ecclesiale da prevederne la idonea spalmatura  sulla vocalità.

Il programma scelto non poteva essere dei migliori: le voci di Armonioso Incanto, dirette dal fervido Franco Radicchia hanno cantato le parti della Nona Messa gregoriana “Cum iubilo”, integrate, alternatim da Becchetti con gli episodi strumentali della Messa della Madonna. Suggestiva quindi la scansione dei Kyrie del Gloria, del Credo dall’altare maggiore, sotto la ali mistiche dei due angeli affrescati dal Dottori, mentre, invisibile dall’alto della cantoria, Becchetti  innalzava la voce del Mattioli su pagine importantissime come la “Toccata avanti la Messa”, la “Canzone dopo l’Epistola”, la toccata per l’Elevazione, tutti piccoli momenti della storia della musica italiana. E se si pensa che questa produzione del grande maestro ferrarese risale al 1635, si afferra all’istante il privilegio che si ha, col Mattioli, di gustare l’aroma d’epoca. Da parte sua l’Armonioso Incanto, perfettamente intonato in ognuno dei suoi interventi,  ha scelto anche di spostarsi nella cappella della Vergine, la prima a sinistra entrando, per cantarvi un suggestivo inno mariano, “Ave Maria Stella”, tratto dal loro  pregevole repertorio di musica medievale. Con la consueta purezza e l’efficacia di un ardore confessionale.

Per chiudere, come un graditissimo fuori programma, lo spostamento anche di Becchetti sull’abside per suonare un incredibile harmonium, un Kimball di Chicago, accompagnando un’Ave Maria di un inopinato Haagh – proprio così! – un tardo ottocentesco tedesco dalla leggerezza schubertiana.

Applausi per tutti, Becchetti, Radicchia e le ragazze dell’Armonioso che erano Caterina ed Elisabetta Becchetti, Paola Incani, Francesca Marazziti e Francesca Piottoli.

Prossimo appuntamento per il 3 marzo, col contrabbassista Platoni e il pianista  Nicoletta, alle 17.

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