A Palazzo Gallenga batte il cuore di Interkultur

di Stefano Ragni – Ieri pomeriggio l’aula magna dell’Università per Stranieri ha accolto uno dei momenti più palpitanti delle tre giornate che Interkultur Events di Francoforte ha organizzato nel capoluogo umbro.
Una scelta che, propiziata dalla internazionalità dello storico ateneo è stata anche condivisa da altri luoghi del territorio, a cominciare dalla limitrofa chiesa di s. Antonio abate di corso Bersaglieri e dal Museo archeologico di corso Cavour. Pronuba della calata in città di decine e decine di coristi in età giovanile, dalla Russia alla Cina, al Canada, è stata l’amministrazione comunale che ha operato col suo festival “Musica dal mondo”, uno dei fiori all’occhiello della giunta dimissionaria. La sezione perugina dell’AGiMus, la storica “Valentino Bucchi” è scesa in campo col presidente nazionale, Salvatore Silivestro, che ha operato per il coordinamento, certamente non facile, di manifestazioni che si stanno succedendo col ritmo di tre al giorno. Per gli operatori turistici, già confortati dalla successione delle giornate di “ponte” vacanziero, si tratta di un’altra voce in attivo, pari, nella sua pur ristretta dimensione, alle orde di Umbria Jazz. Per la sua centralità negli organigrammi di ogni cosa che di internazionale  si programmi a Perugia, l’Università per stranieri non poteva sottrarsi all’impegno e infatti il rettore, Giuliana Bolli, ha ben volentieri accolto nella storica aula magna, vero specchio del mondo,  anche la commissione di esperti che ha valutato e valuterà i livelli esecutivi dei partecipanti.

Nell’attuale momento dello svolgimento del festival, che utilizza un logo ormai un po’ abusato, “Voices for peace”, il pomeriggio di ieri è da registrarsi come una esplosione di gioia e vitalità, anche se, data la serrata successione degli appuntamenti, praticamente i coristi si sono cantati addosso, fungendo anche da pubblico e da spettatori.

Tre sole le formazioni presenti, ma l’aula magna  piena e il fervore con cui si è svolta la manifestazione, hanno fatto da garanti a una altissima qualità umana dell’iniziativa. Coi costumi sgargianti, multicolori, i giovani cantori, molti dei quali in età manifestamente adolescenziale, si sono fatti garanti di una comunicazione di valori umani e civili di una gioventù che vuole solo comunicare attraverso la musica, nella evidente prospettiva di ritrovarsi in un mondo migliore.

b3abc10b-7d8e-4b86-a5f9-8a91bb6371faHa aperto il concerto la formazione greca di Keratsini, con le divise di un rosso fiammante. Il coro Eptachordi Lyra st. Efthimios è stato fondato nel 1966 e si caratterizza per essere il complesso giovanile più accreditato del paese ellenico. Il suo manifestarsi al pubblico si basa non solo su una vocalità esplosiva, ma ricorre anche a movimenti coreutici studiati sotto la guida di esperti professionisti della danza.  Le musiche cantate, sia di autore (Gilpin, Xarhakolos) che popolari, si arricchivano di danze e canti delle isole Cicladi ed Egee, tanto per ricordarci che tanta parte della nostra civiltà è sbocciata lì. Ha diretto Chrisoula Tsimouris.

Dal cuore della Mitteleuropa proveniva , a sua volta, il secondo coro, il MSGA Girls and Youth di Kosice, il Slovacchia. E’ stato fondato  all’interno della scuola secondaria Sandor Marai nel 1989, privilegiando l’insegnamento in lingua ungherese, tanto per confermare  quel che scriveva l’eponimo scrittore a proposito dell’esplosivo cratere dell’Europa balcanica. Dal 1969 cantori, alunni e studenti in età matura collaborano tutti insieme al progetto di educarsi in una continua ciclicità che produce buoni risultati, a sentire quel che veniva proposto, da Kodaly a Kalmer, Szoni. Diretti da Andrea Ferencel e da Silvia Kekanova cantori e canterine hanno arricchito la loro proposta con canti popolari magiari e una coinvolgente versione di un canto Zulu “Ays Ngena”. Al centro dell’esibizione  una canzonetta rinascimentale di Orazio Vecchi.

Chiudeva la corposa serata il Childern’s Choir Eco di Mosca. Piccole ragazzine in nero, con colletto bianco e bimbe che annunciavano i pezzi in un accurato inglese. Apertura con una nenia tradizionale, poi Bardos, Chilcott della Messa Jazz e il conclusivo Slavkin, bissato a furore di applausi. Fondato nel 2005 il piccolo coro era diretto da Irina Ruvinskaya, che si è formata alla prestigiosa scuola Gnessin di Mosca e si fregia del titolo di “operario onorario della cultura della Federazione Russa”. Le ragazzine vanno dai 9 ai 14 anni e il timbro della formazione, intonatissima, è di trasparenza angelica. Si esce aggregandosi per colori, finchè piazza Fortebraccio è letteralmente invasa da un caleidoscopio di tonalità, un arcobaleno che vince il cielo crucciato e piovoso. Un ricordo da conservare come un auspicio.

 

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